Per secoli i cani dei contadini hanno seguito la vendemmia senza che nessuno sospettasse un pericolo. Che l'uva possa fare male a un cane si è scoperto tardi: le prime segnalazioni sono arrivate al centro antiveleni dell'ASPCA, l'associazione americana per la protezione degli animali, nel 2001, quando dieci cani in un anno si erano ammalati ai reni dopo aver mangiato uva o uvetta. Prima di allora l'uva era considerata frutta e basta, e in Italia nelle campagne lo è ancora.
A settembre i cani seguono i padroni nei vigneti, e intorno girano tre frasi. La prima dice che qualche acino non fa niente, e il nonno dava l'uva al cane da sempre. La seconda dice che il problema è l'uvetta, non l'uva fresca. La terza dice che i cani grandi possono mangiarne di più. Questo articolo le mette sul tavolo. Prima spiega che cosa fa l'uva al cane e perché per vent'anni nessuno ha capito come. Poi dice che cosa fare nei giorni della vendemmia e se il cane ne ha già mangiata.
Che cosa vuol dire davvero uva e vendemmia per il cane
Uva e vendemmia vogliono dire acini a terra, grappoli nelle cassette, mosto nei tini e vinacce, cioè le bucce spremute, ammucchiate in cortile. Tutto questo è uva, e tutto questo per il cane è la stessa cosa. L'uva, in alcuni cani, fa smettere di lavorare i reni, cioè gli organi che puliscono il sangue e fanno la pipì. Succede in uno o due giorni. In altri cani non succede niente, e nessuno sa prima quale cane sia quale.
Per vent'anni non si è capito perché. Nel 2021 i veterinari del centro antiveleni dell'ASPCA hanno trovato il colpevole probabile: l'acido tartarico, la sostanza che dà l'asprigno all'uva, che nel cane arriva ai reni e li danneggia. La quantità di acido tartarico cambia da uva a uva, e per questo un grappolo fa male e un altro no. È un'ipotesi con buone prove, non ancora una certezza.
Il primo modo sbagliato di capire il problema è pensare che sia una questione di quantità. Nei casi raccolti dai centri antiveleni ci sono cani ammalati con una manciata di acini e cani sani dopo un grappolo. Il secondo è pensare che l'uvetta sia peggio perché è secca: è peggio perché è uva concentrata, con lo stesso acido in meno peso. Il terzo è pensare che il mosto e le vinacce siano innocui. Uva e vendemmia mettono a terra bucce e succo che hanno lo stesso acido dell'acino.
Che cosa succede quando si sbaglia. Il cane vomita nelle prime ore, poi sembra stare bene. Il giorno dopo beve molto e fa pipì poco, o non la fa. È stanco e non mangia. A quel punto i reni stanno già soffrendo, e il tempo perso è il danno più grande.
Le applicazioni che promettono di dire se preoccuparsi
Il telefono risponde in un secondo anche a questo. Ci sono applicazioni con la lista dei cibi vietati, e l'uva ci sta sempre, in rosso. Altre chiedono il peso del cane e la quantità mangiata e dicono se è pericoloso. Altre ancora leggono i sintomi e consigliano di aspettare o di andare dal veterinario.
La lista in rosso fa la cosa giusta: mette l'uva dove va, con il cioccolato e la cipolla. Uva e vendemmia non sono nella lista, però, e il padrone che vede il cane leccare le vinacce non pensa alla lista dell'uva. Quelle che calcolano il rischio dal peso sbagliano di più. Per il cioccolato il calcolo funziona, perché la dose che fa male è nota. Per l'uva non c'è una dose: un cane di trenta chili si è ammalato con pochi acini nei casi dell'ASPCA. Uva e vendemmia hanno quindi una risposta sola, e nessun calcolo la cambia.
Quelle che leggono i sintomi arrivano tardi. I sintomi dell'uva compaiono dopo che il danno è cominciato, e chi aspetta i sintomi per decidere ha già perso le ore che contano. L'applicazione può ricordare che l'uva è vietata. Non può sostituire la telefonata al veterinario nell'ora in cui il cane ha mangiato, quando far vomitare serve ancora.
Quello che dicevano i nonni e quello che dice la ricerca
La tradizione della vendemmia ha i suoi cani. Nel Chianti e nelle Langhe i cani da guardia dei vigneti mangiavano gli acini caduti, e i contadini dicevano che l'uva li faceva andare di corpo e niente altro. In Puglia e in Sicilia le vinacce si davano ai maiali e alle galline, e i cani ci giravano intorno. In molte zone si diceva che il cane sa da solo che cosa non deve mangiare.
Che cosa c'è di vero. L'uva fa andare di corpo, e questo i contadini lo vedevano. Il resto non lo vedevano, perché il cane che si ammalava ai reni una settimana dopo non veniva collegato all'uva, e perché non tutti i cani si ammalano. L'idea che il cane sappia da solo è falsa: l'uva è dolce e il cane la cerca.
La ricerca ha guardato i casi. Paul Eubig e colleghi, del centro antiveleni dell'ASPCA, hanno pubblicato nel 2005 sul Journal of Veterinary Internal Medicine lo studio su 43 cani ammalati dopo aver mangiato uva o uvetta: metà è morta o è stata soppressa, e non c'era un legame chiaro fra quantità e gravità. Nel 2021 Colette Wegenast e colleghi, sempre dell'ASPCA, hanno descritto nel Journal of Veterinary Emergency and Critical Care il caso che ha portato all'acido tartarico: cani ammalati dopo aver mangiato una pasta per bambini fatta con cremor tartaro, la stessa sostanza dell'uva. Uva e vendemmia hanno quindi una tradizione che sbagliava per mancanza di prove e una ricerca che ha trovato la causa dopo vent'anni. Ne abbiamo scritto in uva e uvetta al cane. Uva e vendemmia sono la stessa storia, con le vinacce al posto del grappolo.
Uva e vendemmia: che cosa fare, un passo alla volta
Il metodo ha due parti: prima, nei giorni della vendemmia, e dopo, se il cane ha già mangiato. Ecco i passi.
- Nei giorni della raccolta tieni il cane fuori dal vigneto e dal cortile dove stanno le cassette. Uva e vendemmia mettono acini a terra ovunque, e il lascia non basta.
- Le vinacce vanno coperte o chiuse. Un mucchio in cortile per il cane è uva, e ne mangia in silenzio.
- Non lasciare uva sul tavolo, né uvetta nei dolci, nei cereali e nel pane. L'uvetta è la forma più concentrata.
- Se il cane ha mangiato uva da meno di due ore, chiama il veterinario subito. Far vomitare in quelle ore toglie l'acido prima che arrivi ai reni. Non farlo vomitare da solo con rimedi di casa.
- Se sono passate più ore, vai lo stesso: il veterinario può controllare i reni e agire prima dei sintomi.
- Nei due giorni dopo guarda quanto beve e quanta pipì fa. Uva e vendemmia lasciano il segno nei reni, e la pipì che manca è il segno.
- Segna quello che ha mangiato e quando, e portalo al veterinario. Con l'uva l'ora conta più della quantità.
Nessun risultato da aspettare a casa. Con l'uva il risultato è non aver aspettato, e i due giorni dopo si passano contando la pipì.
Lo stesso metodo vale anche per altri cani e altre stagioni
L'uva è pericolosa tutto l'anno, non solo alla vendemmia. A Natale l'uvetta è nel panettone, nel pandolce e nei biscotti, e i cani la trovano sotto il tavolo. In estate l'uva fresca è nella macedonia. Il metodo è lo stesso: niente uva in nessuna forma, e la telefonata entro due ore.
Vale per tutti i cani, senza differenze di taglia. Il cane grande non è protetto dal peso, perché la dose non esiste. Il cucciolo mangia quello che trova e va al guinzaglio nei vigneti. Il cane anziano ha i reni già più fragili, e la telefonata è ancora più urgente. Uva e vendemmia sono una stagione, ma l'uva è un anno intero.
L'uva e i cani stanno insieme da secoli nei vigneti, e il pericolo si conosce solo dal 2001. Le tre frasi dell'inizio hanno avuto tre no. Qualche acino può bastare, perché la dose non esiste. L'uvetta è peggio, ma l'uva fresca è lo stesso veleno. I cani grandi non sono protetti. Le applicazioni mettono l'uva in rosso ma non calcolano niente di utile, perché non c'è un calcolo. I nonni davano l'uva ai cani senza vedere il danno, e la ricerca ha contato i casi nel 2005 e trovato l'acido tartarico nel 2021. I passi sono sette, e il quarto, la telefonata entro due ore, è quello che conta. Uva e vendemmia si fanno con il cane a casa, e il cane sta bene.




