Le querce hanno nutrito i maiali per secoli: i pastori dei Nebrodi, in Sicilia, portano ancora oggi il maiale nero nei boschi a mangiare il frutto della quercia, e i contadini dell'Italia centrale lo facevano nel Medioevo, come raccontano gli statuti dei comuni che regolavano il diritto di ghiandatico. Ghiande: la stessa parola che per il maiale vuol dire ingrasso, per il cane vuol dire un pericolo che ogni autunno finisce sulle bacheche dei veterinari. Su questo girano tre luoghi comuni. Il primo dice che sono velenose come i funghi. Il secondo dice che il cane le sputa da solo perché sono amare. Il terzo dice che se ne mangia una non succede niente. Ognuno ha una ragione, e l'articolo la cerca prima di correggerli.
Ghiande: che cosa vuol dire davvero pericolose
Ghiande contengono tannini, cioè le sostanze amare che stanno anche nel vino rosso e nel tè, in quantità molto più alta. Nel cane i tannini irritano lo stomaco e l'intestino, e in quantità grandi affaticano i reni. Il primo pericolo però non è chimico: è meccanico. Il frutto è duro, tondo e della misura giusta per bloccarsi nell'intestino di un cane piccolo o medio, e i casi più gravi che i veterinari vedono sono blocchi, non avvelenamenti. Il secondo pericolo è la quantità: un cane che ne trova un tappeto sotto la quercia ne mangia venti prima che tu lo raggiunga.
Chi lo capisce male fa tre cose. Pensa al veleno e non al blocco, e aspetta i sintomi di un avvelenamento mentre il cane vomita perché ha un frutto fermo nell'intestino. Si fida del gusto amaro, e non sa che molti cani le masticano volentieri per il gioco, e che quelle marce e fermentate piacciono ancora di più. Oppure vede il cane mangiarne una e non lo guarda più, mentre il giorno dopo il cane non mangia e non fa la cacca. Ghiande sono un problema di numero e di misura, non di veleno, e il cane che le rosicchia per gioco è quello da tenere d'occhio.
Le applicazioni che riconoscono le piante e i sintomi
I programmi per il telefono che riconoscono una pianta dalla foto dicono bene se quella è una quercia e quel frutto è il suo, e per chi non sa distinguere una quercia da un castagno è già qualcosa. Quelli che elencano le piante tossiche per il cane, con la foto e la parte pericolosa, fanno bene a mettere la quercia in lista. Quelli che chiedono i sintomi e rispondono con una diagnosi sbagliano nel modo peggiore: rispondono con calma a chi dovrebbe avere fretta, e con allarme a chi non ne ha bisogno.
Ghiande, per un'applicazione, sono una voce in un elenco. La risposta automatica non sa quante ne ha mangiate il cane, non sa se pesa cinque chili o trenta, non sa se le ha masticate o ingoiate intere. Un'applicazione può dire che la quercia è un problema. Non può dire se il tuo cane lo ha. Per quello che si fa nei primi minuti dopo un boccone sbagliato, c'è già un articolo su cosa fare se il cane mangia qualcosa di tossico. Ghiande si gestiscono con il guinzaglio prima e con il telefono del veterinario dopo, e lo vediamo nei passi.
Quello che dicevano i contadini e quello che dice la ricerca
I contadini dell'Appennino dicevano che il cane non va lasciato sotto le querce dopo le prime piogge, quando i frutti cadono e fermentano: la tradizione ha ragione, perché è il momento in cui il cane ne trova di più e le trova più appetibili. In Maremma si diceva che il cane che ha mangiato i frutti della quercia va fatto bere molto: il consiglio ha una ragione, l'acqua aiuta i reni, ma non basta e non sostituisce il veterinario. In molte zone si diceva che i frutti verdi sono più pericolosi dei maturi, e qui la tradizione coincide con la ricerca, perché i tannini sono più concentrati nel frutto acerbo.
La ricerca ha misurato i casi. Il servizio britannico di informazione sui veleni per animali, il Veterinary Poisons Information Service, pubblica ogni anno i dati delle chiamate ricevute e mette il frutto della quercia fra le cause autunnali più frequenti, con vomito e diarrea nella maggior parte dei casi e danni ai reni in pochi, quasi sempre dopo quantità grandi. Uno studio sull'avvelenamento da quercia nei bovini, pubblicato nel 2013 sul Veterinary Record da Plumlee e colleghi, ha descritto lo stesso meccanismo dei tannini sui reni, e i veterinari lo usano come riferimento anche per il cane, perché sul cane i numeri sono pochi. Ghiande, per la ricerca, danno quasi sempre un disturbo di stomaco e raramente di più, ma il blocco intestinale non compare nelle statistiche dei veleni ed è il caso che porta in sala operatoria. Tradizione e ricerca si danno ragione sui frutti verdi e sulle prime piogge, e la tradizione dell'acqua è giusta ma non basta. Ghiande vanno contate, non solo evitate.
Ghiande: che cosa fare se il cane le mangia, un passo alla volta
Ghiande si affrontano in due tempi, prima sotto la quercia e poi a casa, e in tutti e due il telefono del veterinario deve essere a portata di mano.
- Nei parchi e nei boschi con le querce tieni il cane al guinzaglio da settembre a novembre, o allena il richiamo prima che il naso tocchi terra.
- Se lo vedi con un frutto in bocca, non tirarlo via con la forza: offri un boccone in cambio e fallo sputare.
- Se ne ha mangiate poche ed è un cane grande, guardalo per due giorni: appetito, cacca, vomito. Se tutto è regolare, è passata.
- Se ne ha mangiate molte, o se è un cane piccolo, chiama subito il veterinario e digli quante, quando e quanto pesa il cane.
- Non fargli vomitare in casa con rimedi trovati in rete: un frutto duro che risale può bloccarsi in gola.
- Nei due giorni dopo, se vomita, non mangia, ha la pancia dura o non fa la cacca, vai dal veterinario senza aspettare.
- Se il cane le cerca ogni volta, cambia percorso in autunno: sotto le querce un cane che ha preso gusto ci torna.
Ghiande poche in un cane grande passano da sole in due giorni. Con molte, o con un blocco, i tempi li decide il veterinario. Il risultato buono è un cane che il terzo giorno mangia e fa la cacca come sempre.
Lo stesso metodo vale anche per altri frutti d'autunno
Il ragionamento della misura e della quantità vale per tutto quello che cade dagli alberi in autunno. Le castagne con il riccio bucano la bocca e, ingoiate, bloccano come il frutto della quercia. Le noci e le nocciole cadute e marce fanno una muffa che nel cane dà tremori, e il pericolo lì è chimico. Le bacche dei giardini, tasso e agrifoglio in testa, sono velenose in piccole quantità e vanno trattate come i funghi. E i semi della quercia rossa dei parchi cittadini, più grandi e più dolci, piacciono ai cani più di quelli delle querce di bosco. Ghiande sono il caso più comune perché le querce sono ovunque, ma il metodo è uno: guinzaglio dove cadono, conto di quante, telefono del veterinario.
Le querce ingrassano i maiali da secoli e ogni autunno mettono alla prova i cani. I tre luoghi comuni finiscono così: non sono velenose come i funghi ma irritano e bloccano, il cane non le sputa da solo se ha preso gusto, e una sola passa mentre venti no. Le applicazioni riconoscono la quercia e non contano i frutti. I contadini avevano ragione sulle prime piogge e sui frutti verdi, e i dati del servizio britannico hanno detto che il disturbo di stomaco è la regola e i reni l'eccezione. I passi sono sette: guinzaglio sotto le querce, scambio con un boccone, due giorni di osservazione, telefonata se sono molte, niente vomito in casa, veterinario ai primi segni, cambio di percorso. Ghiande sono pericolose a decine, e la cosa da contare è quante.




