L'imperatore Claudio morì nel 54 dopo Cristo per un piatto di funghi, e Tacito negli Annali racconta che qualcuno li aveva scelti apposta: da duemila anni il fungo sbagliato è il veleno più comune del bosco, per le persone e per i cani che ci vanno con loro. Funghi nel prato: sono quelli che a settembre spuntano anche nel giardino di casa e nell'aiuola del parco, dopo le prime piogge, e che il cane annusa e a volte mangia. Su questo girano tre luoghi comuni. Il primo dice che i funghi dei prati non sono quelli velenosi, che stanno nel bosco. Il secondo dice che il cane riconosce il veleno con il naso. Il terzo dice che se il cane sta bene dopo un'ora, è passata. Ognuno ha una ragione, e l'articolo la cerca prima di correggerli.
Funghi nel prato: che cosa vuol dire davvero pericolosi
Funghi nel prato vuol dire i funghi che crescono nell'erba bassa, vicino agli alberi o senza, e che sono i più facili da incontrare per un cane di città. La maggior parte è innocua, e dà al massimo un vomito. Una parte piccola è velenosa nello stesso modo in cui lo è per le persone, e il fungo più pericoloso di tutti, l'amanita falloide, cresce sotto le querce e i castagni dei parchi come nel bosco. La cosa che rende questi funghi diversi dagli altri veleni è il tempo: i sintomi arrivano ore dopo, quando il fungo è già digerito.
Chi lo capisce male fa tre cose. Lascia il cane libero nel prato del parco perché non è un bosco, e sotto la quercia del parco c'è lo stesso fungo. Vede il cane annusare un fungo e allontanarsi, e pensa che sappia: il cane si allontana da quello che non gli interessa, non da quello che è velenoso, e i funghi dei giardini hanno spesso un odore che attira. Oppure vede il cane mangiare un fungo e aspetta un'ora: sta bene, quindi è passata, e la sera comincia a vomitare. Funghi nel prato sono un pericolo che si vede al mattino e si paga la sera.
Le applicazioni che riconoscono i funghi dalla foto
I programmi per il telefono che riconoscono i funghi dalla foto sono i più usati d'autunno, e sono anche quelli su cui i micologi mettono in guardia più spesso: riconoscono bene i funghi tipici e sbagliano su quelli che si somigliano, e i funghi velenosi hanno quasi sempre un sosia commestibile. Fanno bene a dire che quello è un fungo e a dare un nome probabile. Non fanno bene a dare una sicurezza. Quelli che elencano i sintomi dell'avvelenamento e i tempi di comparsa sono più utili, perché ricordano che le ore contano.
Funghi nel prato, per un'applicazione, sono una foto e un nome con una percentuale accanto. La risposta automatica non sa se il cane lo ha mangiato intero o solo leccato, non sa da quanto tempo, non sa quanto pesa il cane. Un'applicazione può aiutare a fotografare bene il fungo per il veterinario, che è la cosa più utile che si possa fare. Non può decidere di aspettare. Sui bocconi che il cane raccoglie a terra, c'è già un articolo su come evitare i bocconi in passeggiata. Funghi nel prato si gestiscono con la foto e con la telefonata, e lo vediamo nei passi.
Quello che dicevano i nonni e quello che dice la ricerca
I nonni di campagna dicevano che i funghi mangiati dalle lumache sono buoni, e che quelli intatti sono da lasciare: la tradizione sbaglia, perché le lumache mangiano anche l'amanita, e nessun animale fa da assaggiatore. In molte zone d'Italia si diceva che il cane sente il veleno e non tocca i funghi cattivi: non è mai stato vero, e i veterinari vedono ogni autunno cani che hanno mangiato funghi che nessun cane dovrebbe toccare. I raccoglitori dicevano di guardare il fungo dalla base, con il gambo intero, per riconoscerlo: questa tradizione regge, ed è quello che il veterinario chiede quando porti il fungo.
La ricerca ha messo i tempi. Il servizio di tossicologia veterinaria del Centro Antiveleni di Milano, che risponde ai veterinari di tutta Italia, indica che per i funghi con veleno epatico, come l'amanita falloide, i sintomi compaiono da sei a ventiquattro ore dopo, con vomito e diarrea che poi sembrano passare, e che il danno vero arriva dopo. Uno studio pubblicato nel 2012 sul Journal of Veterinary Emergency and Critical Care da Sharon Gwaltney-Brant e colleghi ha raccolto i casi di avvelenamento da funghi nei cani negli Stati Uniti e ha trovato che i cani arrivati dal veterinario entro poche ore dall'ingestione avevano esiti molto migliori di quelli portati alla comparsa dei sintomi. Funghi nel prato, per la ricerca, sono un problema di orologio: si va prima, non dopo. Tradizione e ricerca si danno ragione sul fungo intero da mostrare, e torto sulle lumache e sul naso del cane. Funghi nel prato non si aspettano.
Funghi nel prato: che cosa fare, un passo alla volta
Funghi nel prato si affrontano prima con gli occhi e poi con il telefono, e il gesto più importante è non aspettare.
- Da settembre, prima di lasciare libero il cane in un prato, fai un giro sotto gli alberi e nell'erba: se ci sono funghi, guinzaglio.
- Se il cane ha un fungo in bocca, fallo sputare con uno scambio, un boccone, e raccogli quello che resta.
- Prendi un fungo intero dello stesso tipo, con il gambo fino alla base, e mettilo in un sacchetto di carta. Fotografa anche il punto dove cresceva.
- Chiama subito il veterinario, anche se il cane sta bene: digli quando è successo, quanto pesa il cane e che cosa hai raccolto.
- Non aspettare i sintomi e non fargli vomitare a casa con rimedi trovati in rete. Le ore che passano sono la cosa che conta.
- Nelle ventiquattro ore dopo guarda vomito, diarrea, sonnolenza, tremori, gengive gialle, e riferisci ogni cosa.
- Se il cane cerca i funghi ogni volta, cambia percorso in autunno e insegna il richiamo con premi, perché il naso non lo cambi.
Funghi nel prato si giudicano dal tempo fra il boccone e la telefonata, che deve essere il più corto possibile. Il risultato buono è un cane che il giorno dopo mangia e gioca come sempre, e un veterinario che ha avuto in mano il fungo.
Lo stesso metodo vale anche per altri pericoli d'autunno
La regola della telefonata prima dei sintomi vale per tutto quello che il cane raccoglie a terra in autunno e che si vede tardi: le noci marce con la muffa, i frutti fermentati delle piante da giardino, il tasso e l'agrifoglio delle siepi. Vale per il cucciolo, che mette in bocca tutto e che pesa poco, e per il cane anziano, che smaltisce peggio. Vale in primavera per i funghi che spuntano con le piogge di aprile. E il gesto di raccogliere un campione intero vale per ogni pianta e ogni boccone: un veterinario con l'oggetto in mano decide in un minuto quello che senza ci mette ore. Funghi nel prato sono il caso in cui il tempo pesa di più, ma il metodo è lo stesso per tutto quello che cresce.
Claudio morì per un piatto di funghi e da allora il fungo sbagliato è il veleno più comune del bosco. I tre luoghi comuni finiscono così: i funghi velenosi crescono anche nei prati dei parchi, il cane non riconosce il veleno con il naso, e un'ora senza sintomi non dice niente perché i tempi sono di sei ore e più. Le applicazioni danno un nome probabile e non una sicurezza. I nonni avevano ragione sul fungo intero e torto sulle lumache, e la ricerca ha detto che il tempo fra il boccone e il veterinario decide l'esito. I passi sono sette: guardare il prato, scambio con un boccone, campione intero, telefonata subito, niente attesa, ventiquattro ore di osservazione, cambio di percorso. Funghi nel prato non sono un pericolo da riconoscere, sono un pericolo da anticipare.




