Sull'Appennino il castagno si coltiva da almeno mille anni, e i cani passano in mezzo ai ricci da quando esistono i castagneti: i documenti dei monasteri toscani del Duecento, raccolti dallo storico Giovanni Cherubini nei suoi studi sulla civiltà del castagno, parlano già di selve coltivate e di raccolta. I cani dei raccoglitori mangiavano le castagne bollite avanzate, e in molte famiglie di montagna è rimasta l'idea che al cane le castagne non facciano niente.

Oggi la passeggiata d'autunno passa sotto gli stessi alberi, e girano tre frasi. La prima dice che le castagne sono velenose per il cane. La seconda dice il contrario: sono solo frutta, e un cane può mangiarne quante ne trova. La terza dice che il pericolo vero è il riccio, e la castagna no. Questo articolo le mette sul tavolo. Prima spiega che cosa c'è davvero dentro una castagna e in un riccio. Poi dice che cosa fare in passeggiata e a casa.

Che cosa vuol dire davvero castagne e ricci per un cane

Castagne e ricci sono due rischi diversi. La castagna dolce, quella del castagno da frutto, non è velenosa: non compare nella lista delle piante tossiche per il cane tenuta dall'ASPCA, l'associazione americana per la protezione degli animali, che è la lista più usata dai veterinari. Il riccio è un guscio di aculei, e gli aculei entrano nelle gengive, nel palato e fra le dita. La castagna fa male in un altro modo: è dura, tonda e scivola. Un cane di taglia media la ingoia intera senza masticare, e una castagna intera può fermarsi in gola o nell'intestino.

C'è poi un albero che assomiglia al castagno e non lo è. L'ippocastano, quello dei viali delle città, fa un frutto lucido e tondo dentro un guscio con poche spine grosse. Contiene esculina, una sostanza che l'ASPCA elenca fra quelle tossiche per il cane. Le castagne matte, come si chiamano, cadono negli stessi giorni delle castagne buone, sui marciapiedi invece che nei boschi.

Il primo modo sbagliato di capire il problema è pensare che la castagna sia velenosa. Non lo è, e chi lo crede spesso ha in mente l'ippocastano. Il secondo è pensare che sia solo frutta. Una castagna cruda è quasi tutta amido, che il cane digerisce male, e la buccia dura non si scioglie. Il terzo è pensare che il riccio si veda. Castagne e ricci a terra sono coperti di foglie, e il cane li trova prima con il naso che con gli occhi.

Che cosa succede quando si sbaglia. Il cane che ha mangiato cinque castagne crude vomita la sera o ha la pancia gonfia e dura. Il cane che ha morso un riccio si strofina il muso con la zampa e sbava. Il cane che ha ingoiato una castagna intera smette di mangiare il giorno dopo, e a quel punto serve il veterinario. Il cane che ha mangiato una castagna matta in città sbava e vomita, e lì il veterinario serve subito.

Le applicazioni che promettono di dire se il cane può mangiarle

Il telefono ha una risposta pronta. Ci sono applicazioni che fanno fotografare un frutto e dicono se il cane lo può mangiare. Altre elencano i cibi sicuri e vietati in una tabella con il semaforo. Altre ancora chiedono i sintomi e dicono se preoccuparsi.

Le tabelle con il semaforo fanno una cosa utile: mettono in fila i cibi davvero velenosi, come l'uva e il cioccolato, e li tengono separati da quelli che fanno solo male alla pancia. Sbagliano quando danno una risposta sola. Castagne e ricci nella tabella stanno spesso in verde, perché la castagna non è tossica, e la tabella non dice niente sulla castagna intera in gola o sul riccio nel palato. La risposta giusta dipende dalla taglia del cane e da come mangia.

Quelle che riconoscono il frutto dalla foto sbagliano proprio dove serve: la castagna e la castagna matta, senza il riccio accanto, si assomigliano, e la foto fatta a terra fra le foglie inganna anche una persona. Castagne e ricci sono un caso in cui la risposta automatica è quasi sempre verde, e il pericolo sta fuori dalla domanda. Quelle che leggono i sintomi possono aiutare a decidere se andare dal veterinario di notte, ma non sostituiscono la telefonata. L'applicazione può ricordare la lista. Non può guardare il cane che tossisce.

Quello che dicevano i nonni e quello che dice la ricerca

La tradizione delle zone di castagneto ha le sue regole. In Toscana e in Emilia i raccoglitori davano ai cani le castagne bollite e sbucciate, mai crude, e in molte famiglie si diceva che la castagna cruda faceva venire la pancia gonfia. Nel Cuneese e in Val di Susa i cani da pastore non entravano nei castagneti nei giorni della raccolta, perché i ricci bucavano i cuscinetti. Nelle città del Nord, dove ci sono gli ippocastani, si diceva di tenere il cane lontano dalle castagne matte, che facevano male anche ai cavalli.

Che cosa c'è di vero. La castagna bollita e sbucciata è amido cotto, e in piccola quantità il cane la digerisce. La castagna cruda è davvero pesante. I ricci bucano i cuscinetti, e nei giorni di raccolta ce ne sono migliaia a terra. Sull'ippocastano i nonni avevano ragione, e l'ASPCA lo conferma.

La ricerca ha guardato i corpi estranei. Galina Hayes, in uno studio pubblicato nel 2009 sul Journal of Small Animal Practice, ha esaminato 208 cani e gatti arrivati in un ospedale veterinario inglese con qualcosa di ingoiato fermo nell'intestino, e ha trovato che gli oggetti tondi e lisci sono fra i più comuni e che il tempo fra il pasto e la visita cambia molto il risultato. Le noci, i noccioli e le castagne sono in quella categoria. Castagne e ricci hanno quindi un pericolo che la tradizione conosceva, la pancia gonfia e i cuscinetti, e uno che la ricerca ha misurato, la castagna intera che si ferma. La lista completa dei cibi da tenere lontani sta in alimenti tossici e vietati. Castagne e ricci non stanno in quella lista, e questo è il punto: non sono veleno, sono un oggetto.

Castagne e ricci in passeggiata: che cosa fare, un passo alla volta

Il metodo vale dalla porta di casa al ritorno. Ecco i passi.

  • Guarda gli alberi prima di lasciare il guinzaglio. Riccio con tanti aculei fini: castagno, frutto non velenoso. Guscio verde con poche spine grosse: ippocastano, frutto velenoso, e il cane resta al guinzaglio.
  • Nei giorni di raccolta tieni il cane sul sentiero. Castagne e ricci a terra fra le foglie bucano i cuscinetti, e un cane che corre non li vede.
  • Insegna il lascia con un premio in tasca. Ogni volta che il cane alza il muso da terra su comando, premio. Serve prima della stagione, non dopo.
  • Se il cane mangia una castagna buona, non fare niente. Una castagna per un cane di dieci chili passa. Cinque no, e quel giorno la cena sia leggera.
  • Se il cane ingoia una castagna intera con la buccia e ha meno di dieci chili, chiama il veterinario. Se pesa di più, guardalo per due giorni: se non mangia o vomita, vai.
  • Se il cane mangia una castagna matta, chiama il veterinario subito, senza aspettare i sintomi.
  • A casa controlla bocca e zampe. Castagne e ricci lasciano aculei fra le dita e sulle gengive, e si tolgono con una pinzetta prima che il cane li lecchi dentro.

Il lascia funziona dopo due settimane di premi ogni giorno. La stagione delle castagne dura da fine settembre a novembre, e il cane che ha imparato il lascia a settembre la passa senza visite.

Lo stesso metodo vale anche per altri cani e altri frutti

Le regole della castagna valgono per tutto quello che cade dagli alberi in autunno. Le ghiande, che il cane trova negli stessi boschi, contengono tannini che fanno vomitare e sono più pericolose della castagna. Le noci a terra, con il mallo che marcisce, fanno peggio ancora. Il metodo è lo stesso: guardare l'albero, tenere il sentiero, il lascia con il premio.

Vale in modo diverso per taglia ed età. Il cucciolo mette in bocca tutto e non ha ancora il lascia, quindi va al guinzaglio sotto gli alberi. Il cane piccolo ingoia intero quello che un cane grande mastica, e la castagna intera per lui è più seria. Il cane anziano con pochi denti fa lo stesso. Castagne e ricci sono un problema di taglia e di bocca, più che di specie.

Le castagne e i cani si incontrano da mille anni, dai castagneti dei monasteri ai marciapiedi di oggi. Le tre frasi dell'inizio hanno avuto tre risposte. La castagna non è velenosa, e la lista dell'ASPCA lo dice. Non è solo frutta, perché cruda è pesante e intera si ferma. Il riccio è un pericolo vero, ma non l'unico, e la castagna matta dell'ippocastano è il vero veleno. Le applicazioni mettono la castagna in verde e non vedono la gola. I nonni davano le castagne bollite e tenevano i cani fuori dai castagneti nei giorni di raccolta, e la ricerca ha contato gli oggetti tondi che si fermano nell'intestino. I passi sono sette, dall'albero alla pinzetta. Castagne e ricci non sono veleno, sono oggetti, e con i cani gli oggetti si gestiscono con il guinzaglio e con il lascia.