Per secoli i cani si sono presi le mele da soli, sotto gli alberi dei frutteti. La mela è in Italia da prima dei Romani, e Plinio il Vecchio, nella Naturalis historia del primo secolo, elenca già decine di varietà coltivate. I cani dei contadini mangiavano le mele cadute, con i semi e il torsolo, e nessuno ci faceva caso. La regola di togliere i semi è arrivata con i libri di alimentazione degli anni Duemila, e da lì è nata la paura.

Oggi la mela è il premio sano che tutti danno, e girano tre frasi. La prima dice che i semi di mela sono un veleno mortale. La seconda dice che la mela è frutta, e la frutta fa bene sempre. La terza dice che la buccia va tolta perché è pesante. Questo articolo le mette sul tavolo. Prima spiega che cosa c'è dentro una mela e che cosa il cane ne fa. Poi dice che cosa togliere davvero, quanta darne e quando no.

Che cosa vuol dire davvero dare le mele al cane

Mele al cane vuol dire fette di mela cruda, con la buccia, senza il torsolo e senza i semi. La mela è acqua per quasi nove decimi, e il resto è zucchero e fibra, con un po' di vitamina C che il cane non usa perché la produce da solo. Non nutre: rinfresca, riempie poco e piace, ed è per questo che funziona come premio.

Le due parti da togliere hanno ragioni diverse. I semi contengono amigdalina, una sostanza che nello stomaco libera una piccola quantità di cianuro: l'ASPCA, l'associazione americana per la protezione degli animali, li elenca fra le parti da evitare, e la quantità in una mela è minima ma si accumula se il cane mangia semi ogni giorno. Il torsolo è duro e ha la forma giusta per fermarsi in gola o nell'intestino di un cane piccolo. Il cianuro fa paura, il torsolo fa i danni.

Il primo modo sbagliato di capirlo è pensare che una mela caduta con i semi uccida il cane. Mele al cane con qualche seme ogni tanto non fanno niente: la dose che fa male è di decine di semi masticati insieme, e i semi interi passano senza aprirsi. Il secondo è pensare che la frutta faccia sempre bene. La mela è zucchero, e un cane piccolo con una mela al giorno mangia una porzione di zucchero che nel suo pasto non c'era. Il terzo è togliere la buccia. La buccia è la fibra e non pesa sulla pancia, e la mela sbucciata è solo zucchero e acqua.

Che cosa succede quando si sbaglia. Il cane piccolo che ha ingoiato il torsolo tossisce e sbava, e se non passa serve il veterinario. Il cane che riceve una mela intera al giorno come premio ingrassa in tre mesi e ha le feci molli. Il cane con la pancia delicata che mangia mezza mela ha la diarrea la sera. E il cane con i denti già consumati che rosicchia la mela intera si stanca e la lascia.

Le applicazioni che promettono di dire quanta mela dare

Il telefono ha la sua lista anche per la frutta. Ci sono applicazioni con i cibi umani in tre colori, e la mela è in verde con l'avvertenza sui semi. Altre calcolano quanta frutta al giorno per il peso del cane. Altre ancora fotografano il frutto e dicono che cos'è e se il cane lo può mangiare.

La lista con l'avvertenza fa la cosa giusta e completa: dice sì alla mela e no ai semi, ed è quello che serve sapere. Mele al cane nella lista in verde con la riga sui semi sono già una risposta corretta. Quella che calcola i grammi per il peso è utile, perché la mela è zucchero e la quantità conta più del sì o no: un cane di cinque chili ha diritto a due fette, uno di trenta a mezza mela.

Quella che riconosce il frutto dalla foto sbaglia poco con la mela, che si riconosce, e serve di più con i frutti che le assomigliano e non vanno bene, come la nespola con il nocciolo o la pera troppo matura. Mele al cane sono la frutta più facile da gestire, e l'applicazione qui fa bene il suo lavoro. Può dire sì, no e quanto. Non può sapere che il cane ha già avuto tre biscotti stamattina, e la mela va nel conto dei premi.

Quello che dicevano i nonni e quello che dice la ricerca

La tradizione dei frutteti ha i suoi cani. In Trentino, in Alto Adige e in Piemonte, nelle zone di meleto, i cani da guardia mangiavano le mele cadute in settembre e i contadini dicevano che facevano andare di corpo e niente altro. In Campania e in Emilia le mele cotte si davano ai cani vecchi con i denti consumati, e si diceva che scaldavano la pancia. In molte case la mela era il premio del cane da caccia al ritorno, e si diceva che il cane la sceglieva da solo.

Che cosa c'è di vero. Le mele cadute fanno andare di corpo, ed è la fibra insieme allo zucchero. La mela cotta per il cane vecchio è un'idea buona, perché si mastica senza denti e ha meno zucchero libero della mela cruda. Il cane sceglie la mela perché è dolce, non perché gli serve.

La ricerca ha guardato i semi e gli oggetti. Sull'amigdalina, le schede dell'ASPCA e le pubblicazioni dei centri antiveleni veterinari americani mettono i semi di mela fra le parti da evitare per l'accumulo, e non registrano casi di cani avvelenati da una mela sola. Sul torsolo, Galina Hayes, in uno studio del 2009 sul Journal of Small Animal Practice su 208 cani e gatti con un oggetto fermo nell'intestino, ha trovato che gli oggetti tondi e duri sono fra i più comuni e che i cani piccoli sono i più colpiti. Mele al cane hanno quindi un pericolo che fa paura e non si vede, il seme, e uno che si vede e fa i danni, il torsolo, e i nonni non toglievano né l'uno né l'altro. Della frutta d'estate abbiamo scritto in anguria, melone e pesca al cane. Mele al cane seguono la stessa regola: la polpa sì, il centro no, e la quantità a fette.

Mele al cane: cosa togliere e quanta darne, un passo alla volta

La mela si prepara in un minuto sul tagliere. Ecco i passi.

  • Lava la mela con l'acqua e lascia la buccia. La buccia è la fibra, e tolta resta lo zucchero.
  • Taglia la mela in quattro e togli il torsolo intero, con i semi dentro. Mele al cane senza torsolo sono già sicure, e i semi vanno via con lui.
  • Taglia la polpa a fette o a cubetti della misura di un premio, non a metà. Un cane piccolo ingoia mezza mela intera come il torsolo.
  • Dai due o tre fette a un cane piccolo, un quarto di mela a uno medio, mezza a uno grande, e non tutti i giorni. È un premio, e va nel conto dei premi, che non devono superare un decimo di quello che mangia.
  • La prima volta dai una fetta sola e guarda le feci il giorno dopo. Se sono molli, per quel cane la mela è mezza fetta o niente.
  • Per il cane anziano con i denti consumati, cuoci le fette al vapore senza zucchero. Mele al cane vecchio cotte si mangiano senza masticare.
  • Se il cane ruba una mela intera dal cesto, guardalo per un giorno: se mangia e fa le feci, è passata. Se tossisce, sbava o non mangia, chiama il veterinario.

Il cane accetta la mela subito, perché è dolce. Non c'è un risultato da aspettare, se non che il premio è sano e che il cane non ingrassa, e quello si vede sulla bilancia dopo tre mesi.

Lo stesso metodo vale anche per altri frutti e altri cani

La regola del centro da togliere vale per la pera, che ha i semi uguali, e per le pesche, le albicocche e le prugne, che hanno il nocciolo, più pericoloso del torsolo perché è tondo e liscio. La regola della fetta vale per la banana e l'anguria, che sono zucchero anche loro. Non vale per l'uva, che è velenosa in ogni quantità.

Cambia con il cane. Il cucciolo prende la mela dai tre mesi, a cubetti piccoli, come esercizio per il lascia. Il cane in sovrappeso usa la mela al posto dei biscotti, e ci guadagna. Il cane con la pancia delicata la prova una fetta alla volta. Mele al cane sono il premio più facile che ci sia, e restano un premio.

I cani mangiano le mele cadute da quando ci sono i frutteti, e la paura dei semi ha vent'anni. Le tre frasi dell'inizio hanno avuto tre risposte. I semi non sono un veleno mortale in una mela: sono da togliere per l'accumulo, e il torsolo va tolto per la gola. La frutta non fa bene sempre: la mela è zucchero, e si conta come premio. La buccia resta, perché è la parte buona. Le applicazioni dicono sì con l'avvertenza giusta e non sanno dei biscotti di stamattina. I nonni davano le mele cadute intere e la ricerca ha contato i torsoli nei cani piccoli. I passi sono sette, dal tagliere alla bilancia. Mele al cane vanno bene a fette, senza il centro, e con il conto dei premi in mente.