Per un secolo e mezzo il cane di casa ha mangiato cereali senza che nessuno se lo chiedesse: la farina era la base di ogni cibo industriale, dal primo biscotto dell'Ottocento alle crocchette del Novecento. Poi, intorno al 2010, sono arrivati i sacchi che promettevano il contrario. Grain free: vuol dire senza cereali, e sui sacchi è diventata la parola più venduta e più discussa dell'ultimo decennio. Su questo girano tre luoghi comuni. Il primo dice che il cane è un lupo e non digerisce i cereali. Il secondo dice che i cereali fanno venire le allergie. Il terzo dice che senza cereali è più leggero e fa dimagrire. Ognuno ha una ragione, e l'articolo la cerca prima di correggerli.
Grain free: che cosa vuol dire davvero
Grain free vuol dire che nel sacco non ci sono riso, mais, frumento, orzo e avena. Al loro posto ci sono altre fonti di amido, perché la crocchetta senza amido non si può fare: patate, patate dolci, piselli, lenticchie, ceci. La quantità di carne non cambia per forza, e la quantità di carboidrati nemmeno. Quello che cambia è da dove vengono i carboidrati, e per il cane la differenza è piccola: il cane digerisce l'amido dei cereali e quello dei legumi allo stesso modo, con gli stessi enzimi.
Chi lo capisce male fa tre cose. Compra il sacco senza cereali pensando di dare più carne, e legge l'etichetta dopo: la carne è al secondo posto, e al primo ci sono i piselli. Lo sceglie per un cane con la pancia gonfia, pensando ai cereali, e la pancia resta gonfia perché i legumi fermentano più del riso. Oppure lo dà a un cane grasso per farlo dimagrire, e il cane resta grasso perché le calorie sono le stesse. Grain free è una parola che dice che cosa manca, e non dice niente su che cosa c'è.
Le applicazioni che leggono le etichette
I programmi per il telefono che leggono il codice a barre di un sacco e ne mostrano gli ingredienti in ordine fanno una cosa utile: rendono visibile che cosa c'è al primo posto, e chi guarda scopre spesso che senza cereali vuol dire con i piselli. Quelli che confrontano due sacchi per proteine, grassi e calorie sono i più utili, perché la parola sul davanti conta meno dei numeri sul retro. Quelli che danno un voto al cibo da uno a cinque sbagliano di più, perché il voto premia le parole di moda e non sa che cosa serve al tuo cane.
Grain free, per un'applicazione, è una casella spuntata che alza il voto. La risposta automatica non sa che il tuo cane ha undici anni e le articolazioni stanche, non sa se ha mai avuto un problema con il riso, e non sa che negli ultimi anni i veterinari hanno guardato con attenzione ai sacchi con molti legumi. Un'applicazione può mostrare l'etichetta. Non può dire se il tuo cane ha bisogno di quel sacco. Su come leggere gli ingredienti in ordine e i numeri sul retro, c'è già un articolo su come leggere l'etichetta delle crocchette. Grain free si giudica dal retro del sacco, e lo vediamo nei passi.
Quello che dicevano i nonni e quello che dice la ricerca
I nonni davano al cane la pasta avanzata e il pane secco, e i cani da cortile ci vivevano: la tradizione dice che il cane mangia i cereali da quando vive con noi, e ha ragione. In molte zone d'Italia si diceva che il cane di razza da caccia va tenuto a carne e basta, perché il grano lo appesantisce: la tradizione qui parla di un cane che lavorava e che ha bisogno di più proteine, e per il cane di casa non vale. I pastori dicevano che il cane mangia quello che mangia il pastore, polenta compresa, e stavano descrivendo un cane che digeriva il mais da secoli.
La ricerca ha detto due cose. Uno studio dell'Università di Uppsala pubblicato nel 2013 su Nature da Erik Axelsson e colleghi ha confrontato il genoma del cane con quello del lupo e ha trovato che il cane ha più copie del gene che produce l'enzima per digerire l'amido: il cane si è adattato ai cereali vivendo con l'uomo, e non è un lupo a tavola. Sul lato opposto, l'agenzia americana per gli alimenti e i farmaci, la FDA, ha aperto nel 2018 un'indagine sui cani con una malattia del cuore, la cardiomiopatia dilatativa, dopo aver ricevuto centinaia di segnalazioni di cani nutriti con cibi senza cereali e ricchi di legumi. L'aggiornamento del 2019 contava più di cinquecento casi. Gli studi successivi, come quello di Lisa Freeman dell'Università Tufts pubblicato nel 2018 sul Journal of the American Veterinary Medical Association, hanno trovato un'associazione con i legumi e non una causa provata, e la questione è aperta. Grain free, per la ricerca, non è più naturale per il cane, e i sacchi pieni di legumi sono sotto osservazione. Tradizione e ricerca si danno ragione sul cane che digerisce i cereali, e si danno torto sul cane da caccia a sola carne. Grain free non è una risposta a una domanda che il cane abbia fatto.
Grain free: come decidere, un passo alla volta
Grain free si giudica con il sacco in mano, girato sul retro, e con una domanda al veterinario se il cane ha un problema.
- Gira il sacco e leggi i primi cinque ingredienti in ordine. Se al primo posto c'è un legume o una patata, la crocchetta è fatta soprattutto di quello.
- Confronta le proteine e i grassi sul retro con quelli del sacco con i cereali che usi adesso. Se sono uguali, la parola sul davanti non ha cambiato niente.
- Se il tuo cane mangia crocchette con i cereali da anni e sta bene, non cambiare per la parola. Non c'è una ragione di salute per farlo.
- Se sospetti che reagisca a un cereale, non decidere da solo: la prova del cibo si fa con il veterinario, con una carne nuova, e i cereali sono raramente la causa.
- Se scegli lo stesso un sacco senza cereali, evita quelli con piselli, lenticchie o ceci nei primi tre posti, fino a quando la ricerca non avrà chiuso la questione del cuore.
- Se il cane è grasso, guarda le calorie per cento grammi, non la parola: senza cereali non vuol dire con meno calorie.
- Ogni cambio di sacco si fa in una settimana, mescolando il vecchio e il nuovo un poco alla volta.
Grain free si giudica in due minuti di lettura del sacco, e la decisione si prende una sola volta. Il risultato è un cane che mangia in base a quello che c'è nel sacco e non a quello che manca.
Lo stesso metodo vale anche per le altre parole sul sacco
Il gesto di girare il sacco vale per ogni parola stampata sul davanti. Naturale, olistico, ancestrale, ricco di carne: nessuna ha una definizione di legge, e tutte si verificano dai primi cinque ingredienti e dai numeri. Vale per il cucciolo, che ha bisogno di un cibo per la crescita e non di una filosofia. Vale per il cane anziano, per cui il veterinario guarda proteine e fosforo e non la moda. Vale per il cane con problemi di cuore, per cui la questione dei legumi è una domanda da fare subito. E vale per l'umido e per gli snack, dove le stesse parole promettono le stesse cose. Grain free è solo la parola che in questi anni ha venduto di più, e il metodo per giudicarla è lo stesso di tutte le altre.
Il cane mangia cereali da centocinquant'anni senza che nessuno se lo sia chiesto. I tre luoghi comuni finiscono così: il cane non è un lupo e digerisce l'amido, lo dice il suo genoma. I cereali danno reazioni raramente, e la carne più spesso. Senza cereali non vuol dire con meno calorie. Le applicazioni mostrano l'etichetta e danno voti alle parole. I nonni avevano ragione sulla polenta e torto sulla sola carne, e la ricerca ha dato il gene dell'amido e l'indagine sul cuore ancora aperta. I passi sono sette: leggere i primi cinque, confrontare i numeri, non cambiare senza motivo, la prova con il veterinario, evitare i legumi in testa, le calorie, il cambio in una settimana. Grain free dice che cosa manca, e il cane vive di quello che c'è.




