Il cane che si perde ha una storia lunga quanto il cane. Nell'Odissea, scritta nell'ottavo secolo avanti Cristo, Argo aspetta vent'anni il ritorno di Ulisse e lo riconosce sull'aia, e da allora ogni cane che torna a casa da solo ha un pezzo di quella storia addosso. Il satellite è arrivato molto dopo: il sistema di posizionamento americano è aperto all'uso civile nel 1983 e reso preciso per tutti nel maggio del 2000, come ricorda il governo degli Stati Uniti nelle sue pagine sul sistema. Gps per cani è la ricerca di chi ha visto il proprio cane sparire dietro una siepe per tre minuti e non vuole più sentire quel vuoto. Intorno girano tre frasi. La prima dice che il microchip serve a ritrovare il cane. La seconda dice che il localizzatore funziona dappertutto. La terza dice che con il localizzatore il richiamo non serve più. Sono frasi con una ragione, e questo articolo la trova prima di dire che cosa c'è di vero. In fondo ci sono i passi per scegliere il localizzatore e usarlo senza fidarsi troppo.

Gps per cani: che cosa vuol dire davvero come funziona

Il localizzatore è una scatolina sul collare con dentro due cose. La prima è il ricevitore dei satelliti, che calcola dove sta il cane. La seconda è un modo per dirtelo: quasi sempre una scheda telefonica, che manda la posizione al tuo telefono attraverso la rete cellulare. Senza la seconda parte il localizzatore sa dov'è il cane e non lo dice a nessuno. Per questo quasi tutti hanno un abbonamento: è il costo della scheda.

Gps per cani vengono capiti male in tre modi. Il primo è confonderlo con il microchip. Il microchip, cioè il chip sotto la pelle obbligatorio in Italia, è una targa: chi trova il cane lo porta dal veterinario, il veterinario lo legge e risale a te. Non manda segnali e non dice dove sta il cane. Chi crede che il chip localizzi aspetta a casa una telefonata che dipende da chi trova il cane, se lo trova.

Il secondo è fidarsi della copertura. Il localizzatore parla con il telefono attraverso la rete cellulare, e dove la rete non c'è, in gola, in bosco fitto, in una valle, la posizione arriva in ritardo o non arriva. Il cane da caccia che sparisce nella macchia è proprio dove il segnale manca, e chi guarda il telefono vede l'ultimo punto conosciuto, che può essere di dieci minuti prima.

Il terzo è la batteria. Un localizzatore con la posizione aggiornata ogni pochi secondi dura un giorno, a volte meno. Gps per cani scarico la sera della gita è una scatola vuota sul collare, e il cane si perde proprio nell'ora in cui la batteria ha finito.

Le applicazioni che promettono di non perderlo mai

Dietro ogni localizzatore c'è un'applicazione, e l'applicazione fa promesse. Mostra il cane sulla mappa in tempo reale. Traccia un recinto virtuale e avvisa se il cane esce. Conta i passi e le ore di sonno. Alcune tengono la storia dei percorsi e dicono dove il cane va più spesso.

Fanno bene una cosa: l'avviso del recinto. Gps per cani con il recinto disegnato intorno al giardino avvisa nel momento in cui il cane esce dal cancello lasciato aperto, e quel minuto di anticipo è la differenza fra un cane a cinquanta metri e un cane a un chilometro. La storia dei percorsi è utile per capire da dove scappa.

Sbagliano quando promettono il tempo reale. Il punto sulla mappa è vecchio di quanto la rete permette, e in casa, sotto il tetto, il ricevitore dei satelliti non vede il cielo e mette il cane nel giardino del vicino. Il conto dei passi poi non dice se il cane sta bene: dice che si è mosso. Gps per cani non sostituisce l'unica cosa che fa tornare il cane senza mappa, cioè il richiamo, e il modo per insegnarlo sta in come insegnare il richiamo. L'applicazione dice dove è il cane. Tornare lo fa lui, se sa che deve.

Gps per cani fra la tradizione e la ricerca

La tradizione italiana ritrovava i cani con la voce e con il fischio. I cacciatori dell'Appennino usavano il campano, cioè il campanello di ferro al collo del cane, per sentirlo nella macchia. C'è del vero: il campano è un localizzatore che funziona senza rete, a orecchio, entro qualche centinaio di metri. I pastori sardi e abruzzesi davano al cane un fischio suo, diverso per ogni cane, e il cane tornava al suo fischio. Anche qui c'è del vero, ed è il richiamo. In molte zone si diceva che il cane torna sempre da solo, seguendo l'odore, e qui c'è del vero solo per il cane che conosce il posto: un cane in un luogo nuovo non ha odore da seguire.

La ricerca ha contato quanti cani tornano e come. Weiss, Slater e Lord, per l'ASPCA negli Stati Uniti, hanno pubblicato nel 2012 su Animals uno studio su più di mille famiglie: nei cinque anni prima, il quattordici per cento aveva perso un cane almeno una volta, e il novantatré per cento dei cani persi era tornato. La maggior parte era stata ritrovata cercandola nel quartiere, e una parte era tornata da sola. Il microchip contava per i cani finiti in canile, cioè per quelli che qualcuno aveva raccolto.

Gps per cani non c'erano ancora in quello studio, e la ricerca dice una cosa utile lo stesso: il cane si ritrova vicino a casa, nelle prime ore, cercandolo. Il localizzatore serve a sapere in quale direzione cercare, e a farlo prima. La tradizione del campano e del fischio si dà ragione con la ricerca, perché sono il richiamo e la ricerca a piedi. Gps per cani si aggiunge, non sostituisce.

Quale localizzatore scegliere e come usarlo, un passo alla volta

Questo è l'ordine per scegliere un localizzatore che serva davvero al tuo cane e alla tua zona, senza nominare marche.

  • Guarda dove porti il cane. In città e in giardino basta un localizzatore con la rete cellulare. In montagna e in bosco serve uno che parli anche con il tuo telefono per radio, senza rete, come quelli da caccia.
  • Controlla il peso: il localizzatore non deve superare il cinque per cento del peso del cane, e su un cane piccolo questo esclude molti modelli.
  • Chiedi quanto dura la batteria nel modo tempo reale, non nel modo a riposo. Gps per cani che dura due giorni sulla scatola dura un pomeriggio in passeggiata.
  • Disegna il recinto virtuale intorno a casa e prova l'avviso uscendo tu con il collare in mano. Se arriva dopo cinque minuti, il recinto è troppo stretto o la rete è lenta.
  • Carica il localizzatore ogni sera, come il telefono, e portane uno di riserva nelle gite lunghe.
  • Continua a insegnare il richiamo, ogni giorno, con il premio. Gps per cani dice dove è, il richiamo lo fa tornare.
  • Se il cane si perde, guarda subito l'ultimo punto, va' lì a piedi chiamandolo, e avvisa il canile della zona e il veterinario. Non aspettare che il punto si aggiorni.

Il localizzatore si prova nelle prime due settimane, in giardino e in passeggiata, e si vede subito quanto ritarda nella tua zona. Se in bosco resta fermo per dieci minuti, per il bosco serve quello con la radio.

Lo stesso metodo vale anche per altri cani e altre situazioni

La regola del localizzatore più richiamo vale per tutti, e per alcuni cani conta di più. Il cane da caccia e il segugio, che seguono il naso e non la voce, sono quelli per cui il localizzatore con la radio è nato. Il cane adottato da poco, che non conosce ancora casa, ha più probabilità di perdersi nei primi tre mesi ed è il momento in cui il recinto virtuale serve di più. Il cane anziano che si confonde e non trova la strada di casa è l'altro caso in cui la scatolina vale il suo prezzo.

Nei giorni dei fuochi d'artificio, a Capodanno e alle feste di paese, il cane scappa dal giardino per la paura e corre dritto per chilometri: è il giorno in cui la batteria deve essere carica. In vacanza, in un posto nuovo, il cane non ha odori da seguire e il localizzatore fa il lavoro che a casa fa il naso. Gps per cani è utile quando la memoria del cane non basta, e inutile quando la batteria è a terra.

Il cane che torna ha la storia di Argo addosso, e il satellite è arrivato nel 2000. Le tre frasi dell'inizio hanno avuto risposta. Il microchip non ritrova il cane, lo identifica quando qualcuno lo trova. Il localizzatore non funziona dappertutto, perché ha bisogno della rete, e in bosco serve la radio. Il richiamo serve ancora, perché la mappa dice dove è il cane e non lo fa tornare. Le applicazioni fanno bene il recinto virtuale e promettono male il tempo reale. La tradizione del campano e del fischio si dà ragione con la ricerca dell'ASPCA del 2012, che ha contato i cani ritrovati cercandoli vicino a casa. I passi sono la scelta per la zona, il peso, la batteria vera, il recinto provato, la carica ogni sera, il richiamo ogni giorno e la ricerca a piedi dall'ultimo punto. Gps per cani dice dove guardare, e le gambe e la voce fanno il resto.