Fra il 1945 e il 1965, a Bar Harbor nel Maine, gli studiosi John Paul Scott e John Fuller condussero una ricerca durata vent'anni sullo sviluppo sociale del cane. Nel loro libro del 1965 descrissero un periodo, fra la terza e la dodicesima settimana di vita, in cui il cucciolo impara chi sono i suoi simili e chi sono gli amici. Quella finestra non si riapre. Un cucciolo in casa a settembre si trova quindi proprio dentro il periodo che deciderà buona parte del suo carattere.

Intorno alle prime settimane girano tre idee che vale la pena verificare. La prima dice che bisogna lasciarlo piangere la notte, altrimenti impara a comandare. La seconda dice che finché non ha finito i vaccini non deve uscire di casa. La terza dice che l'educazione comincia a sei mesi, prima è troppo piccolo. Questo articolo le mette sul tavolo e le guarda una per una.

Che cosa succede davvero a un cucciolo in casa

Nelle prime settimane il cucciolo non sta imparando i comandi. Sta imparando che cosa è normale. I rumori della lavatrice, le voci, il pavimento scivoloso, l'ascensore, le persone con il cappello: tutto quello che incontra adesso entra nella categoria delle cose note.

La legge italiana del 2010 che ha ratificato la Convenzione europea vieta di separare il cucciolo dalla madre prima dei due mesi, e il motivo è proprio questo. Fino a quel momento impara dai fratelli a dosare il morso e dalla madre a gestire la frustrazione.

Le prime tre settimane servono quindi a costruire un archivio di cose normali, e ogni cosa che non entra lì adesso resterà sospetta più a lungo.

Ecco come la cosa viene capita male. Primo caso: si tiene il cucciolo in casa fino ai quattro mesi per paura delle malattie. Passano così le settimane migliori per conoscere il mondo, e a sei mesi ci si ritrova con un cane che ha paura dei motorini.

Secondo caso: si riempie la giornata di stimoli, portandolo dappertutto e facendolo toccare da tutti. Un cucciolo in casa che non dorme abbastanza diventa nervoso e morde di più. Alla sua età servono molte ore di sonno.

Terzo caso: si sgrida per la pipì in casa. Il cucciolo non collega la sgridata alla pozza fatta venti minuti prima, e impara solo a farla di nascosto, dietro il divano.

C'è poi il morso, che spaventa molte famiglie. Un cucciolo morde perché esplora e perché gli stanno cambiando i denti, e va indirizzato su qualcosa da masticare invece che punito. Il morso dosato lo avrebbe imparato dai fratelli, e chi arriva da una cucciolata piccola ci mette più tempo.

Le applicazioni che seguono la crescita

Ci sono programmi per il telefono che propongono un calendario dei vaccini, altri che danno esercizi giorno per giorno, altri ancora che calcolano la razione di cibo in base al peso e all'età.

Una cosa la fanno bene: i promemoria. Nei primi mesi le scadenze sono tante e ravvicinate, e dimenticarne una costa più di quanto sembri.

Il calendario è il punto forte di questi strumenti. Nelle prime settimane si accumulano vaccini, sverminazioni, visite e appuntamenti, e tenerli in ordine su un calendario evita di saltarne uno. Anche gli esercizi quotidiani aiutano, perché danno una struttura a chi non sa da dove cominciare.

Dove sbagliano è nelle razioni. La quantità di cibo dipende dalla razza, dalla crescita in corso e da quanto si muove, e un cucciolo in casa che ingrassa nei primi mesi carica le articolazioni proprio mentre si stanno formando. Quel calcolo va fatto dal veterinario, non da un programma.

C'è poi il limite sui comportamenti. Un esercizio che funziona con un cane tranquillo può non funzionare con uno timido, e nessuna applicazione vede la differenza. Un cucciolo in casa va guardato, non seguito su una tabella.

La notte è il momento che mette più in crisi le famiglie. Su il pianto notturno del cucciolo c'è un discorso preciso, e vale la pena leggerlo prima del primo giorno e non dopo la terza notte in bianco.

Quello che si faceva un tempo e quello che dice la ricerca

Nelle case italiane il cucciolo dormiva in cucina, in una cesta con una coperta, e si diceva di non farlo salire sul letto per non viziarlo. La tradizione ha una parte di ragione: avere un posto proprio, sempre lo stesso, aiuta il cucciolo a orientarsi.

C'era anche l'abitudine di mettere una sveglia o un orologio sotto la coperta, per imitare il battito del cuore della madre. È un gesto tramandato in mezza Italia, e qualcosa fa: un rumore regolare in una stanza silenziosa è rassicurante.

Una terza usanza era portare il cucciolo dal veterinario solo quando stava male. Questa non regge, e oggi la prima visita si fa nei primi giorni.

La ricerca ha stabilito i tempi. Lo studio di Scott e Fuller, pubblicato nel 1965, individuò la finestra fra le tre e le dodici settimane come il periodo in cui il cucciolo forma i legami sociali. Nel 1961 Daniel Freedman, John King e Orville Elliot avevano già pubblicato su Science un lavoro sulla stessa finestra. I cuccioli isolati in quelle settimane restavano timorosi anche da adulti, e un cucciolo in casa senza incontri nuovi rischia la stessa cosa.

Da qui viene il consiglio che sembra contraddire la prudenza sanitaria. Un cucciolo in casa deve incontrare il mondo prima che la finestra si chiuda, e il modo è portarlo fuori in braccio, in luoghi puliti e senza contatto con cani sconosciuti, finché i vaccini non sono completi. Su questo punto conviene farsi dire dal veterinario che cosa si può fare e che cosa no.

Le prime tre settimane del cucciolo in casa

Le prime tre settimane di un cucciolo in casa si organizzano così, e l'ordine conta.

  • Prima visita dal veterinario entro pochi giorni dall'arrivo, con il libretto e il numero del microchip. Serve anche a fissare il calendario dei vaccini.
  • Decidi subito dove dorme e dove mangia, e non cambiare. Un cucciolo in casa ha bisogno di punti fissi più che di spazio.
  • Portalo fuori a fare i bisogni appena sveglio, dopo ogni pasto e dopo ogni gioco. Quando la fa fuori, lodalo subito e con calma, entro tre secondi.
  • Lascialo dormire. Alla sua età dorme moltissimo, e chi lo sveglia per giocare si ritrova un cane nervoso il pomeriggio.
  • Fagli conoscere due cose nuove al giorno e non venti. L'ascensore, il rumore dell'aspirapolvere, un uomo con la barba, una superficie diversa sotto le zampe.
  • Comincia le uscite di un minuto dal secondo giorno. Esci senza salutare, rientra senza feste, e allunga poco alla volta.
  • Quando ti morde le mani, fermati e offrigli qualcosa da masticare. Non gridare e non tenergli la bocca chiusa.

Tre settimane bastano per stabilire le abitudini di casa. I bisogni fuori diventano regolari in genere fra i quattro e i sei mesi, e prima di allora gli incidenti sono normali.

Lo stesso metodo vale anche per altri arrivi

Quello che si è detto qui funziona anche con un cane adulto adottato dal canile, con una differenza: la finestra dei primi mesi è chiusa, quindi si lavora sulla fiducia e ci vuole più tempo.

Vale per le razze diverse, che cambiano i tempi ma non le regole. Un cane da pastore chiede più cose da fare, un molossoide cresce più piano e va tenuto leggero più a lungo.

E vale in tutte le stagioni. Un cucciolo in casa preso a settembre ha il vantaggio delle giornate ancora lunghe per uscire, e lo svantaggio della casa che si svuota per il lavoro.

Si è partiti dalla ricerca di Scott e Fuller a Bar Harbor, che fra il 1945 e il 1965 individuò la finestra fra le tre e le dodici settimane. Poi sono stati messi sul tavolo tre luoghi comuni. Il primo, che vada lasciato piangere la notte, non regge: nelle prime notti il cucciolo cerca il gruppo e trovarlo lo tranquillizza. Il secondo, che non debba uscire fino alla fine dei vaccini, va corretto: si esce in braccio e in luoghi puliti, perché la finestra sociale non aspetta. Il terzo, che l'educazione cominci a sei mesi, è smentito dagli studi del 1961 e del 1965.

Le applicazioni tengono in ordine il calendario e sbagliano le razioni. La cesta in cucina e l'orologio sotto la coperta avevano un fondo di verità, la visita solo in caso di malattia no. I passi sono sette e riempiono le prime tre settimane. Un cucciolo in casa impara adesso quello che gli servirà per tutta la vita.