La parola allergia l'ha inventata un medico viennese, Clemens von Pirquet, nel 1906, per descrivere un corpo che reagisce troppo a una cosa che non dovrebbe fargli niente. Per i cani è arrivata dopo, con i primi studi sulla pelle negli anni Sessanta, e con lei sono arrivate le diete fatte apposta per capire a che cosa il cane reagisce. Crocchette monoproteiche: sono quelle con una sola fonte di carne o pesce, e sul sacco la parola è diventata una promessa. Su questo girano tre luoghi comuni. Il primo dice che sono più sane per tutti i cani. Il secondo dice che curano il prurito. Il terzo dice che monoproteico vuol dire con un solo ingrediente. Ognuno ha una ragione, e l'articolo la cerca prima di correggerli.

Crocchette monoproteiche: che cosa vuol dire davvero

Crocchette monoproteiche vuol dire crocchette in cui la proteina animale viene da un animale solo: solo agnello, solo pesce, solo cavallo. Il resto della crocchetta, riso, patate, piselli, grassi, vitamine, c'è lo stesso, e per questo monoproteico non vuol dire un solo ingrediente. Sono nate per un uso preciso: quando un cane reagisce al cibo, con prurito, orecchie infiammate o intestino che non funziona, il veterinario ha bisogno di dargli per settimane una proteina che il cane non ha mai mangiato, per vedere se il problema passa. Se passa, si reintroducono le altre una alla volta, e quella che fa tornare il prurito è la colpevole.

Chi lo capisce male fa tre cose. Compra il sacco monoproteico al pollo per un cane che mangia pollo da sempre, e non cambia niente, perché la prova funziona solo con una carne nuova. Lo dà per due settimane, vede che il prurito continua e lo cambia, mentre la prova chiede almeno otto settimane. Oppure lo sceglie per un cane sano, pensando che sia meglio, e paga di più per una cosa che non gli serve. Crocchette monoproteiche sono uno strumento per una domanda precisa, e senza la domanda sono solo crocchette.

Le applicazioni che consigliano il cibo dai sintomi

I programmi per il telefono che consigliano il cibo dal profilo del cane hanno quasi tutti una casella per il prurito, e chi la spunta riceve un monoproteico. Fanno bene a ricordare che il cibo può c'entrare con la pelle. Quelli che aiutano a tenere un diario dei sintomi, giorno per giorno, sono i più utili, perché la prova di otto settimane vive di quel diario. Dove sbagliano è nel salto: dal prurito al sacco, senza il veterinario in mezzo, che è l'unico che può escludere le altre cause del prurito, e sono molte.

Crocchette monoproteiche, per un'applicazione, sono la risposta a una casella. La risposta automatica non sa che il prurito d'autunno è spesso di pulci o di acari, non sa che cosa il cane ha mangiato negli ultimi due anni, e non sa che la prova va fatta con una carne che il cane non conosce. Un'applicazione può tenere il diario. Non può scegliere la carne. Per riconoscere i segni che fanno pensare al cibo, c'è già un articolo su come riconoscere un'allergia alimentare. Crocchette monoproteiche si usano dentro una prova con il veterinario, e lo vediamo nei passi.

Quello che dicevano i nonni e quello che dice la ricerca

I nonni dicevano che il cane con la pelle che prude va nutrito con riso e carne bianca bollita, e per settimane: era una dieta a una sola carne fatta in casa, e la tradizione aveva capito il metodo prima della parola. In molte zone d'Italia si diceva che il cane non deve mangiare pane e pasta, perché fanno prudere: la tradizione qui sbaglia, perché le reazioni al frumento nel cane esistono ma sono meno comuni di quelle alla carne. I pastori dicevano che il cane si nutre con una cosa sola, sempre la stessa, e sta bene: e questo è il contrario di quello che serve, perché un cane che mangia sempre la stessa carne non ne ha una nuova per la prova.

La ricerca ha detto quali carni. Una revisione degli studi pubblicata nel 2016 sulla rivista BMC Veterinary Research da Ralf Mueller, Thierry Olivry e Pascal Prélaud ha raccolto i casi di reazione al cibo nei cani e ha trovato che le cause più frequenti erano manzo, latticini, pollo e frumento, cioè le cose che i cani mangiano di più, e non gli ingredienti rari. La stessa rivista ha pubblicato nel 2015 una revisione degli stessi autori sulla durata della prova: almeno otto settimane per vedere il prurito sparire in quasi tutti i cani che reagiscono al cibo. Crocchette monoproteiche, per la ricerca, servono con una carne nuova e per due mesi, e la carne comune è la prima sospettata. Tradizione e ricerca si danno ragione sul riso e la carne bollita per settimane, e si danno torto sul pane. Crocchette monoproteiche hanno senso solo se rispondono a una domanda posta prima.

Crocchette monoproteiche: quando hanno senso, un passo alla volta

Crocchette monoproteiche si usano in una prova che dura due mesi, e la prova la guida il veterinario.

  • Scrivi tutto quello che il cane ha mangiato negli ultimi due anni: crocchette, umido, premi, avanzi. La carne nuova si sceglie da questa lista, per esclusione.
  • Vai dal veterinario con il prurito e con la lista: prima si escludono pulci, acari e altre cause, che sono più comuni del cibo.
  • Scegli con il veterinario una carne che il cane non ha mai mangiato, e un sacco che abbia solo quella. Leggi l'etichetta: il grasso e i sapori devono essere della stessa fonte.
  • Per otto settimane il cane mangia solo quello: niente premi, niente avanzi, niente bastoncini, e la famiglia lo sa.
  • Tieni un diario: ogni giorno un voto al prurito da uno a dieci. La linea che scende è la prova.
  • Se il prurito scende, reintroduci una carne vecchia per due settimane e guarda. Se torna, hai trovato la causa.
  • Se dopo otto settimane il prurito è uguale, il cibo non c'entra, e il monoproteico può tornare nell'armadio.

Crocchette monoproteiche in una prova di due mesi più le reintroduzioni danno un risultato solo: una risposta, sì o no. Un cane che non reagisce al cibo può tornare alle crocchette di prima senza perdere niente.

Lo stesso metodo vale anche per altri cani

La prova con una carne nuova per otto settimane vale per il cane con l'intestino che non funziona come per quello con la pelle che prude, e in tutti e due i casi passa dal veterinario. Il cucciolo con il prurito ha più spesso i parassiti che il cibo, e la prova si fa dopo. Il cane anziano che comincia a grattarsi a dieci anni ha quasi sempre un'altra causa. Il cane che ha già una carne nuova trovata anni fa può tenerla senza cambiare, perché un monoproteico giusto è un cibo completo. E la regola di leggere l'etichetta, per vedere se il grasso e i sapori vengono dalla stessa fonte, vale per ogni sacco che promette una cosa sola. Crocchette monoproteiche sono una risposta a una domanda, e la domanda la fa il veterinario.

Von Pirquet inventò la parola nel 1906 e i nonni facevano il riso con la carne bollita senza conoscerla. I tre luoghi comuni finiscono così: non sono più sane per un cane sano, curano il prurito solo se il prurito viene dal cibo e la carne è nuova, e monoproteico non vuol dire un solo ingrediente. Le applicazioni spuntano la casella e non scelgono la carne. I nonni avevano ragione sulla dieta bollita e torto sul pane, e la ricerca di Mueller e Olivry ha detto quali carni e quante settimane. I passi sono sette: la lista, il veterinario, la carne nuova, otto settimane senza eccezioni, il diario, la reintroduzione, la risposta. Crocchette monoproteiche hanno senso quando c'è una domanda, e la domanda va fatta prima del sacco.