Nel 1836 nacque in Inghilterra la Waterloo Cup, la corsa di levrieri più famosa dell'Ottocento, e le cronache sportive dell'epoca descrivono i cani in attesa del turno coperti da una mantella di lana, tenuti al caldo fino al via. Il levriero è un cane senza grasso e senza sottopelo, e chi lo faceva correre lo sapeva da sempre. Da quelle mantelle viene il cappotto per cani di oggi. A settembre, con le prime mattine fresche, la domanda torna in ogni casa con un cane: Cappottino sì o no, e da quando. Intorno a questo capo girano tre luoghi comuni. Il primo: che il cane abbia il pelo e che il cappotto sia un'umanizzazione da evitare. Il secondo: che se fa freddo a te, fa freddo anche a lui. Il terzo: che si cominci a metterlo quando arriva l'inverno vero, a dicembre. Ognuna di queste idee ha una ragione, e per questo si sente ripetere. Vale la pena guardarle una alla volta, e capire quali cani hanno bisogno del cappotto, quali no, e in che mese si comincia.

Che cosa vuol dire davvero Cappottino

Cappottino vuol dire un capo imbottito, che scalda, e che copre schiena, fianchi e spesso il petto. È diverso dall'impermeabile, che è un telo senza imbottitura e non scalda. Il cappotto serve a un cane che disperde più calore di quanto ne produce: i cani piccoli, che hanno molta pelle rispetto al corpo, i cani magri senza grasso, i cani a pelo corto o senza sottopelo, i cuccioli e i vecchi. Per gli altri non serve, e può fare male.

Quando si capisce male, i problemi arrivano in due direzioni. Primo esempio: chi veste un husky o un pastore tedesco perché fa freddo a lui. Il cane, con il suo sottopelo fitto, sotto la giacca si surriscalda, ansima a cinque gradi, e a casa ha il pelo umido di sudore. Secondo esempio: chi non veste un chihuahua o un levriero perché il cane ha il pelo. Il cane trema sul marciapiede, tira per tornare a casa, e in dicembre non vuole più uscire. Terzo esempio: chi compra il capo giusto ma lo mette il primo giorno di gelo, a un cane che non lo ha mai visto, e lo tira per il guinzaglio mentre il cane si blocca. Da quel giorno il capo è un nemico.

Cappottino è una risposta per una minoranza di cani, e per quella minoranza va introdotto piano, prima che serva davvero. Chi legge deve capire in quale gruppo sta il suo cane, e la cosa si vede in tre minuti, guardandolo fuori la mattina.

Le applicazioni che promettono di dirti quando metterlo

Il telefono si offre di decidere anche qui. Ci sono applicazioni che leggono la temperatura e ti dicono, per la razza che hai inserito, se oggi il cane va vestito. Altre riconoscono la razza dalla foto. Altre ancora ti fanno misurare il cane con la fotocamera e calcolano la taglia. Fanno bene una cosa: la taglia e il promemoria. Chi ha un cane piccolo e freddoloso ed esce alle sette del mattino con la testa altrove ha bisogno di qualcuno che gli ricordi il termometro.

Dove sbagliano è nella soglia. Cappottino, per un'applicazione, scatta a una temperatura fissa per ogni razza: sotto i dieci gradi il chihuahua, sotto i cinque il beagle. Ma il freddo che sente un cane dipende dal vento, dall'umidità, da quanto è magro, da quanti anni ha, da quanto si muove in passeggiata. Un levriero che corre nel prato a otto gradi sta bene, lo stesso levriero fermo al semaforo a otto gradi con il vento trema. La foto non vede il grasso sotto la pelle e non vede se il cane trema. Cappottino si mette guardando il cane, non il numero: zampe raccolte sotto il corpo, tremore, coda bassa, voglia di tornare indietro. Il telefono dice quanti gradi ci sono. Quanti ne sente il tuo cane lo vedi solo tu.

Quello che dicevano i nonni e quello che dice la ricerca

I nonni, sui cani vestiti, avevano posizioni opposte a seconda del cane. In campagna, in tutta Italia, il cane da guardia stava fuori anche con la neve, e si diceva che il pelo lo proteggesse. C'è del vero: era un cane grande, con il doppio pelo, e la cuccia con la paglia. I cacciatori del Nord, con i segugi e i pointer a pelo corto, dopo la battuta li coprivano con un sacco o una coperta e li tenevano vicino alla stufa, e dicevano che il cane bagnato e fermo si ammala. Anche qui c'è del vero: il freddo fa male al cane fermo e bagnato, non al cane che corre. I signori con i levrieri, dalla Toscana alla Sicilia, e le dame con i cani da salotto descritti già nel Cinquecento, li tenevano vestiti d'inverno, e i nonni di città lo trovavano ridicolo. Il vero qui è quasi tutto: quei cani il freddo lo sentivano davvero.

La ricerca mette ordine. Il manuale di anatomia del cane di Miller ed Evans, nell'edizione Elsevier del 2013, distingue il mantello a doppio pelo, con il sottopelo che trattiene aria calda, dal mantello semplice, che non lo ha. Cappottino ha senso solo per il secondo, o per un cane a doppio pelo vecchio, magro o malato. L'associazione dei veterinari americani, nelle sue indicazioni sul freddo, dice che i cani piccoli, magri, a pelo corto, anziani o cuccioli sopportano meno le basse temperature, e che il vento e l'umidità contano quanto i gradi. Cappottino, per la tradizione e per la ricerca, è giusto per una parte dei cani ed è sbagliato per gli altri. Tradizione e ricerca vanno d'accordo su un punto: si guarda il cane, non la moda e non il calendario.

Quando iniziare a mettere il Cappottino, un passo alla volta

Cappottino si introduce così, a settembre, un mese prima che serva, e si mette solo quando serve.

  • Capisci se il tuo cane è fra quelli che ne hanno bisogno: piccolo, magro, a pelo corto o senza sottopelo, cucciolo o vecchio. Se è grande e con il doppio pelo, fermati qui.
  • Misura la schiena dal collo alla coda e il giro del petto, e compra la taglia giusta, con il ventre libero e le zampe che si muovono senza attrito.
  • A settembre, in casa, fagli conoscere il capo: lo annusa, lo indossa un minuto, bocconcino, via. Tre o quattro giorni così.
  • Nelle prime mattine fresche mettilo per una passeggiata corta, e guarda come cammina. Se si irrigidisce, torna in casa e ripeti la conoscenza.
  • Da ottobre, o da quando lo vedi tremare, mettilo per le uscite lente: la passeggiata del mattino, le soste, il semaforo. Per la corsa nel prato toglilo.
  • Toglilo appena rientri. Un cane vestito in casa suda e poi, uscendo, ha più freddo.
  • Controlla ogni settimana le ascelle e il petto: rossori o pelo consumato vogliono dire taglia sbagliata.
  • Se il cane, con il capo addosso, trema ancora o non vuole uscire, non è un problema di cappotto: chiedi al veterinario.

Dopo dieci giorni di conoscenza in casa il cane accetta il capo senza bloccarsi. Il risultato vero si vede a novembre: il cane esce volentieri, non tira per tornare, non trema al semaforo. Cappottino non trasforma un cane freddoloso in un cane da neve. Gli permette la passeggiata di sempre, con il freddo di sempre.

Lo stesso metodo vale anche per altri cani e altre età

Il metodo, guardare il cane, misurare, abituare prima, mettere solo fuori, vale anche altrove. Il cucciolo di qualunque razza ha meno sottopelo e meno grasso dell'adulto, e nel primo inverno può avere bisogno di un capo che a due anni non userà più. Il cane vecchio, anche a doppio pelo, perde grasso e muscoli, e a dodici anni può sentire il freddo che a sei non sentiva: si osserva, e se trema si copre. Il cane tosato corto per l'estate è un cane a pelo corto fino a che il pelo non ricresce. Il cane appena operato o malato, per il tempo che dice il veterinario, va trattato come un cane freddoloso. D'estate lo stesso principio vale al contrario: un cane con il doppio pelo si tosa poco, perché il sottopelo lo protegge anche dal caldo. E in montagna, con la neve, anche il cane a doppio pelo giovane può avere bisogno di proteggere le zampe, ma quella è un'altra storia. Cappottino, in tutti questi casi, si decide sul singolo cane e nel singolo anno, non una volta per sempre.

Si è partiti dai levrieri della Waterloo Cup, nel 1836, coperti con la mantella in attesa del via, e dal fatto che il cane vestito ha una storia più vecchia di quel che si crede. Si è visto che cosa fa davvero il cappotto: scalda un cane che disperde più calore di quanto ne produce, e surriscalda gli altri. I tre luoghi comuni sono stati messi alla prova. Il pelo basta a chi ha il doppio pelo, non a tutti. Il freddo che senti tu non è il freddo che sente lui. Non si comincia a dicembre: si comincia a settembre in casa, e si mette da quando il cane trema. Le applicazioni ricordano il termometro ma non vedono le zampe raccolte. I nonni del cane fuori, i cacciatori della coperta e i signori dei levrieri avevano ragione ciascuno per il suo cane, e l'anatomia dei due mantelli lo spiega. Poi gli otto passi, dalla scelta del gruppo alla visita se trema comunque. Lo stesso metodo vale per cuccioli, vecchi, cani tosati e cani malati. Cappottino è una cosa giusta per il cane giusto, e la cosa giusta si vede guardando il cane, la mattina, sul marciapiede. Per i cani che il freddo lo sentono davvero c'è il caso del cane che fatica a muoversi.