Nel 2005 un gruppo di ricercatori dell'Università di San Francisco, guidato da Catherine McLaren, pubblicò su Pediatrics uno studio sulla temperatura dentro le automobili ferme. Misurarono l'abitacolo con temperature esterne fra i 22 e i 35 gradi. In cinque minuti la temperatura interna saliva già in modo sensibile, e dopo un'ora superava i venti gradi in più rispetto all'esterno. Socchiudere i finestrini non cambiava quasi nulla. Il cane in auto ferma vive dentro quei numeri, e a settembre il sole picchia ancora.

Con l'autunno la guardia si abbassa, e tornano tre idee che vale la pena verificare. La prima dice che a settembre non fa più caldo abbastanza da essere pericoloso. La seconda dice che con i finestrini socchiusi e l'ombra il cane sta bene. La terza dice che cinque minuti non fanno male a nessuno. Questo articolo le mette sul tavolo e le guarda una per una.

Perché il cane in auto è in pericolo anche adesso

Un'auto ferma al sole funziona come una serra. I raggi entrano dai vetri, scaldano i sedili e il cruscotto, e il calore che quelle superfici emettono non riesce a uscire. La temperatura sale anche quando fuori si sta bene.

Lo studio del 2005 lo mostra con chiarezza: il salto maggiore avviene nei primi trenta minuti. Non serve una giornata di luglio, serve il sole diretto e un'ora d'aria intorno ai venticinque gradi.

Va aggiunto che il vetro lascia entrare la luce e trattiene il calore che le superfici scure rimandano indietro. Un sedile nero al sole arriva a temperature che non si toccano a mani nude.

Il cane poi si raffredda in modo diverso da noi. Non suda quasi per niente e disperde calore con l'ansimare, cioè facendo passare aria sulla lingua umida. In un abitacolo chiuso e caldo quell'aria è già bollente, e il sistema smette di funzionare.

Ecco come la cosa viene capita male. Primo caso: si lascia il cane in auto all'ombra, guardando l'orologio. Il sole si sposta in mezz'ora e l'ombra di prima diventa pieno sole.

Secondo caso: si abbassano i finestrini di due dita per far circolare l'aria. Lo studio del 2005 ha misurato anche questo e la differenza è minima. Con i finestrini socchiusi il cane in auto resta esposto quasi allo stesso rischio.

Terzo caso: si pensa ai minuti e non alla coda alla cassa. Cinque minuti diventano venti ogni volta che c'è una fila, e in venti minuti la situazione cambia del tutto.

C'è poi un'altra faccia della questione, che riguarda il trasporto e non la sosta. Il Codice della Strada, all'articolo 169, stabilisce come si trasporta un animale, e un cane libero nell'abitacolo è una violazione oltre che un rischio in frenata.

Le applicazioni che controllano la temperatura

Ci sono termometri collegati al telefono che restano in auto e mandano un avviso quando la temperatura sale oltre una soglia. Alcune automobili recenti hanno una funzione che tiene acceso il clima anche a motore spento. Ci sono anche applicazioni che calcolano il rischio in base al meteo.

Una cosa la fanno bene: mostrano i numeri veri. Chi non ha mai misurato un abitacolo si fa un'idea sbagliata, perché dal posto di guida con il motore acceso non si percepisce niente.

Il valore sta proprio lì. Vedere sullo schermo che l'abitacolo è a quaranta gradi mentre fuori ce ne sono ventisei convince più di qualunque avvertimento.

Dove sbagliano è nel dare una falsa sicurezza. Un avviso arriva quando la temperatura è già salita, e tu potresti essere a dieci minuti dall'auto. Il cane in auto non ha il tempo di aspettare che tu torni di corsa.

C'è poi la questione tecnica. Il telefono può non prendere, la batteria del sensore può scaricarsi, la funzione dell'automobile può disattivarsi. Sono strumenti che aggiungono sicurezza e non la garantiscono.

Un cane in auto sorvegliato da un sensore resta comunque un cane chiuso in un abitacolo. Lo strumento riduce il rischio di non accorgersene, non il rischio in sé.

Se ti capita di vedere un cane chiuso in un'auto sotto il sole, c'è una procedura precisa da seguire: che cosa fare in quel caso conviene saperlo prima, perché quando succede non c'è tempo.

Quello che dicevano i cacciatori e quello che dice la ricerca

I cacciatori italiani lasciavano i cani nel bagagliaio o nel cassone, con le reti al posto dei vetri. La tradizione ha una parte di ragione: l'aria passava davvero e non c'era effetto serra, perché mancavano le superfici vetrate.

Un'altra abitudine era bagnare il cane prima di rimetterlo in macchina, dopo una giornata di lavoro. Anche questa regge, perché l'acqua che evapora dal pelo porta via calore, ed è tuttora uno dei modi corretti per raffreddare un cane accaldato.

C'era poi il detto che il cane sopporta il caldo meglio di noi perché ha il pelo. Questo non regge, ed è all'origine di molti guai. Il pelo protegge dal sole diretto e non aiuta a smaltire il calore interno. Un cane in auto con il pelo folto è anzi in una condizione peggiore, perché disperde calore più a fatica.

La ricerca ha misurato quanto il problema sia diffuso. Nel 2020 Emily Hall, Anne Carter e Dan O'Neill, del Royal Veterinary College di Londra, hanno pubblicato su Scientific Reports uno studio sui casi di malori da caldo nei cani britannici. Hanno trovato che la maggior parte dei casi non nasceva dall'auto ma dal movimento fatto nelle ore calde, e che i cani a muso schiacciato erano i più colpiti.

Il risultato non toglie niente al rischio dell'auto, e anzi lo inquadra. Il cane in auto è la situazione più nota, ma il caldo lo mette in difficoltà anche durante una passeggiata di mezzogiorno di settembre.

Come si viaggia con il cane in auto, un passo alla volta

Con un cane in auto le regole sono poche e non ammettono eccezioni. Ecco l'ordine.

  • Non lasciarlo mai in auto ferma, nemmeno per pochi minuti e nemmeno all'ombra. È l'unica regola che vale sempre, in tutte le stagioni.
  • Se devi fermarti, scendi con lui o lascialo a casa. Non esiste una terza possibilità.
  • Trasportalo in un trasportino fissato o dietro una rete divisoria, come prevede il Codice della Strada. Un cane in auto libero diventa un pericolo alla prima frenata.
  • Mettilo nella parte più fresca, lontano dai finestrini esposti al sole, e usa una tendina parasole sul vetro laterale.
  • Porta acqua e una ciotola pieghevole, e fermati ogni due ore nei viaggi lunghi.
  • Non dargli da mangiare nelle due ore prima di partire, così riduci il rischio che vomiti.
  • Se al ritorno lo trovi che ansima fortissimo, con la lingua scura e la bava densa, portalo subito dal veterinario. Non aspettare di vedere se migliora.

Un viaggio organizzato così non cambia nulla per te e cambia molto per lui. Sul colpo di calore i minuti contano, e la corsa dal veterinario va fatta subito e non dopo un tentativo casalingo.

Lo stesso discorso vale anche in altre situazioni

Quello che si è detto qui vale per i cani lasciati in un box chiuso o in una veranda con i vetri, dove l'effetto serra è identico a quello dell'auto. Vale anche per i terrazzi senza ombra, dove il pavimento scotta e il cane non ha dove spostarsi.

Vale in modo particolare per i cani a muso corto, come i carlini e i bulldog, che disperdono calore molto peggio degli altri. Lo studio del 2020 lo ha misurato.

E vale per i cani anziani, per quelli in sovrappeso e per quelli con problemi di cuore. Un cane in auto in queste condizioni è in pericolo a temperature che un cane giovane sopporterebbe.

Si è partiti dallo studio del 2005 sulla temperatura negli abitacoli, che misurò venti gradi in più dopo un'ora. Poi sono stati messi sul tavolo tre luoghi comuni. Il primo, che a settembre non faccia abbastanza caldo, non regge: bastano venticinque gradi e il sole diretto. Il secondo, che i finestrini socchiusi bastino, è stato misurato nello stesso studio e la differenza è minima. Il terzo, che cinque minuti non facciano male, si scontra con la realtà delle file alla cassa.

I sensori mostrano numeri veri e arrivano tardi. I cacciatori avevano ragione sulle reti e sull'acqua, e torto sul pelo che protegge. La ricerca del 2020 ricorda che il caldo colpisce anche fuori dall'auto, soprattutto i cani a muso corto. Un cane in auto ferma non va lasciato mai, e questa è la sola regola che non ha eccezioni.