Nel 2004 l'archeologo francese Jean-Denis Vigne pubblicò su Science il ritrovamento, a Cipro, della sepoltura di un uomo con accanto un gatto, risalente a circa novemilacinquecento anni fa. È la prova più antica della convivenza fra il gatto e l'uomo. Il cane era già al suo fianco da molto tempo prima. Da allora le due specie condividono lo stesso spazio umano, e la domanda su come far vivere insieme cane e gatto è vecchia quanto le nostre case.
A settembre la domanda torna, perché dopo l'estate arrivano molte adozioni e in casa si formano coppie nuove. E tornano tre idee che vale la pena verificare. La prima dice che si odiano per natura. La seconda dice che se li metti insieme e li lasci fare si arrangiano. La terza dice che i cuccioli si accettano sempre. Questo articolo le mette sul tavolo e le guarda una per una.
Perché cane e gatto si capiscono male
Non si odiano. Parlano due lingue diverse, e questa è la differenza che conta.
Un cane che scodinzola è agitato o contento. Un gatto che muove la coda è irritato. Un cane che si abbassa sulle zampe anteriori sta invitando al gioco. Il gatto legge quel movimento come un salto in arrivo. Il gatto che scappa attiva nel cane l'inseguimento, che è un comportamento istintivo e non una cattiveria.
Da qui nascono quasi tutti i problemi fra cane e gatto, e nessuno dei due sta facendo qualcosa di sbagliato secondo il proprio codice.
Cambiano anche i modi di stare insieme. Il gatto sceglie le distanze e le rivede in continuazione, il cane cerca la vicinanza e la ripropone anche quando l'altro si allontana.
Ecco come la cosa viene capita male. Primo caso: si mettono i due animali faccia a faccia il primo giorno, tenendoli in braccio. Il gatto si spaventa, graffia, e il cane impara che quell'animale è una minaccia. La prima impressione pesa per mesi.
Secondo caso: si sgrida il cane ogni volta che guarda il gatto. Il cane collega la sgridata alla presenza del gatto e non al proprio comportamento, e il gatto diventa la cosa che porta guai.
Terzo caso: si lascia la ciotola del gatto a terra accanto a quella del cane. Il cibo è la causa più frequente di litigio, e in più molti cani mangiano il cibo del gatto, che è troppo grasso per loro.
C'è poi il problema della lettiera. Un gatto che non ha un posto tranquillo dove fare i suoi bisogni comincia a farli altrove, e la colpa sembra sua. Fra cane e gatto quasi tutti i conflitti nascono da spazi condivisi male, non da antipatia.
Le applicazioni che promettono di aiutare
Ci sono telecamere che avvisano quando c'è movimento in una stanza, distributori di cibo che si aprono solo al microchip di un animale, programmi che dicono di tradurre i miagolii.
Due cose le fanno bene, e vale la pena riconoscerlo. Le telecamere servono a vedere che cosa succede quando esci di casa, ed è il momento in cui cane e gatto sono soli e nessuno può intervenire. I distributori che si aprono al microchip risolvono davvero il problema del cane che mangia la razione del gatto, e non è un dettaglio.
Dove sbagliano è nella traduzione. Il linguaggio di questi due animali sta nel corpo e nel contesto, e un programma che analizza un suono non sa se il gatto sta chiedendo cibo o sta dicendo di stare alla larga.
C'è poi un rischio pratico. Guardare le immagini dal telefono può far rimandare l'intervento vero, che è separare gli spazi. Fra cane e gatto la soluzione è quasi sempre una porta chiusa e una ciotola spostata, non uno schermo.
Il momento più delicato è la prima settimana, e su come si presenta il cane al gatto conviene arrivare preparati invece di improvvisare.
Quello che si faceva nelle cascine e quello che dice la ricerca
Nelle cascine del nord Italia il cane stava nell'aia e il gatto nel fienile. Convivevano senza problemi perché avevano spazi e mestieri diversi: il cane sorvegliava, il gatto teneva lontani i topi. La tradizione ha ragione su un punto che oggi si dimentica, cioè che la distanza aiuta.
C'era anche l'abitudine di dare da mangiare in due posti lontani, uno per ciascuno. Regge del tutto, ed è tuttora il primo consiglio da dare a chi ospita cane e gatto nella stessa casa.
Una terza usanza era lasciare che se la vedessero fra loro. Su questo la tradizione sbaglia in casa, dove non ci sono vie di fuga come in un fienile.
La ricerca ha guardato che cosa rende la convivenza riuscita. Nel 2008 Neta Feuerstein e Joseph Terkel, dell'Università di Tel Aviv, hanno pubblicato su Applied Animal Behaviour Science uno studio su famiglie che ospitavano entrambe le specie. Hanno trovato che la convivenza andava meglio quando il gatto era arrivato per primo in casa e quando i due animali erano stati presentati da giovani.
Gli stessi autori hanno osservato una cosa interessante. In molte case cane e gatto arrivavano a leggere i segnali dell'altro, cioè imparavano il significato di gesti che nella loro specie vuol dire un'altra cosa. È un adattamento che richiede tempo e convivenza, non un istinto. Cane e gatto imparano insomma a tradursi a vicenda, se gliene diamo il modo.
Come si costruisce la convivenza fra cane e gatto
Far convivere cane e gatto richiede gradi e pazienza, e non si salta nessun passaggio. Ecco l'ordine.
- Prepara una stanza solo per il nuovo arrivato, con cibo, acqua, lettiera e un posto in alto. Ci resta per i primi giorni, senza incontri.
- Scambia gli odori. Passa un panno sul muso di uno e lascialo nella stanza dell'altro, per due o tre giorni, finché nessuno dei due reagisce.
- Falli mangiare ai due lati della stessa porta chiusa. Associano l'odore dell'altro a una cosa buona.
- Apri la porta di pochi centimetri, o metti un cancelletto, e lasciali guardare per pochi minuti. Interrompi tu prima che uno dei due si agiti.
- Fai il primo incontro vero con il cane al guinzaglio e il gatto libero di andarsene. Il gatto deve sempre avere una via d'uscita e un posto in alto dove salire.
- Tieni le ciotole in stanze diverse e la lettiera in un punto dove il cane non arriva. Fra cane e gatto il cibo e la lettiera sono le due cause di litigio più frequenti.
- Non lasciarli soli finché non li hai visti tranquilli insieme per almeno una settimana.
I tempi variano molto. Due cuccioli si accettano in pochi giorni, un cane adulto e un gatto adulto possono chiedere due o tre mesi. Il segnale che le cose vanno bene è il gatto che attraversa la stanza senza affrettarsi e il cane che resta dov'è.
Lo stesso metodo vale anche per altri arrivi
Quello che si è detto qui funziona quando arriva un secondo cane, con la differenza che i due parlano la stessa lingua e i tempi si accorciano.
Vale per gli animali anziani, che hanno meno pazienza e più dolori. In quel caso gli spazi separati non sono una fase ma una sistemazione stabile.
Vale anche quando in casa arriva un bambino, perché cambiano gli spazi e le attenzioni per tutti e due. Anche lì la regola è la stessa, cioè garantire a ciascuno un posto dove nessuno lo raggiunge.
E vale per le razze da caccia e da pastore, dove l'inseguimento è più forte. Fra cane e gatto quella spinta non si toglie, si gestisce con le distanze e con le vie di fuga.
Si è partiti dalla sepoltura di Cipro, pubblicata nel 2004, che mostra quanto è antica la convivenza fra il gatto e l'uomo. Poi sono stati messi sul tavolo tre luoghi comuni. Il primo, che si odino per natura, non regge: parlano lingue diverse e si fraintendono. Il secondo, che si arrangino da soli, va corretto: in casa non ci sono le vie di fuga di un fienile. Il terzo, che i cuccioli si accettino sempre, è vicino al vero secondo lo studio del 2008, che ha trovato risultati migliori quando l'incontro avviene da giovani, ma non è una garanzia.
Le telecamere e i distributori con il microchip aiutano davvero, i traduttori di miagolii no. Le cascine avevano ragione sugli spazi separati e torto sul lasciar fare. I passi da fare sono sette e cominciano da una stanza chiusa. Fra cane e gatto la convivenza riesce quando si dà a tutti e due il tempo di imparare la lingua dell'altro.




