L'uomo e il cane vivono insieme da molto prima di quanto si pensi. Nella tomba di Bonn-Oberkassel, in Germania, scavata nel 1914, sono stati trovati i resti di un cane sepolto accanto a due persone: hanno circa quattordicimila anni ed è una delle prove più antiche di questo legame.

Per quasi tutto quel tempo il cane ha passato la giornata accanto a noi. Lavorava, seguiva, guardava. L'idea di un cane che resta chiuso in casa da solo per otto ore è recente, ed è da lì che nasce la domanda sull'asilo per cani.

Su questo girano tre idee molto diffuse. La prima è che serva solo a chi lavora fuori tutto il giorno. La seconda è che un cane stanco la sera sia un cane felice. La terza è che tutti i cani, stando insieme ad altri cani, imparino a stare al mondo.

Vale la pena guardarle una per una, con calma. Non perché chi le ripete sbagli, ma perché ognuna nasce da un fatto vero e poi prende una strada sua.

Che cosa vuol dire davvero asilo per cani

Con questo nome si intendono strutture molto diverse fra loro. Ci sono i posti dove i cani stanno liberi in gruppo in un grande spazio. Ci sono quelli dove i cani sono divisi per taglia e per carattere. Ci sono quelli dove ogni cane ha il suo box e viene portato fuori a turno.

Il nome è lo stesso e le giornate sono diverse. Quindi la domanda giusta non è se l'asilo per cani vada bene, ma quale asilo per cani e per quale cane.

Ecco tre modi in cui la cosa viene capita male, con quello che succede dopo.

Il primo è la scelta fatta solo sugli orari. Si cerca il posto aperto dalle sette alle venti, vicino all'ufficio, e non si guarda altro. Il cane passa tredici ore in mezzo a venti cani che cambiano ogni giorno. Torna a casa sfinito, beve molto, dorme di colpo, e dopo un mese comincia a tirare al guinzaglio e ad abbaiare a ogni cane che incontra.

Il secondo è confondere la stanchezza con la serenità. Un cane che la sera crolla sul tappeto sembra un cane appagato. A volte lo è. Altre volte è un cane che ha passato la giornata in allarme e si spegne perché non ne può più. La differenza si vede dopo qualche settimana: il primo si riprende e resta equilibrato, il secondo diventa nervoso anche a casa.

Il terzo è pensare che il gruppo educhi. Un cucciolo che sta con cani adulti tranquilli impara davvero. Un cucciolo buttato in mezzo a quindici cani agitati impara un'altra cosa: che il mondo è caotico e che bisogna difendersi. Il risultato si vede al parco, quando salta addosso a tutti o si nasconde dietro le gambe.

Le applicazioni che promettono di dirti come è andata

Oggi molte strutture usano programmi per il telefono. Mandano fotografie durante il giorno, contano i minuti di gioco, alcune applicano al collare un piccolo apparecchio che conta i passi e le ore di sonno.

Qualcosa fanno bene, e va detto. Il collare che conta i movimenti registra una cosa utile: quante ore il cane è stato fermo. Se un cane che a casa dorme dieci ore, all'asilo per cani non si ferma mai, quel dato dice qualcosa di concreto.

Anche le fotografie servono, se le guardi con attenzione. Non per vedere se il cane è carino, ma per guardare la coda, le orecchie, la bocca. Un cane rilassato ha la bocca aperta e la coda a mezz'asta. Un cane in tensione ha la bocca chiusa e la coda bassa o rigida.

Dove sbagliano è nel punteggio. Molte applicazioni riassumono la giornata in un numero o in una faccina, e un numero non distingue il gioco dalla fuga. Un cane che corre perché si diverte e un cane che corre perché viene inseguito fanno gli stessi passi.

Poi c'è il problema della selezione. Le foto che ricevi sono quelle belle, ed è normale: nessuno manda l'immagine del cane che si nasconde sotto la panca. Per capire se l'asilo per cani funziona per il tuo cane, la fotografia migliore è quella che fai tu la sera a casa, guardando come si comporta.

Quello che facevano i pastori e quello che dice la ricerca

In Italia la tradizione dei cani che stanno insieme è antica e vale la pena guardarla da vicino, perché somiglia più di quanto sembri a un asilo per cani.

La prima è quella dei cani da gregge in Abruzzo e in Maremma. I pastori tenevano più cani insieme, ma erano cani che si conoscevano, che avevano un compito e che restavano gli stessi per anni. Il gruppo funzionava perché era stabile. La parte da correggere è il salto di oggi: un gruppo che cambia ogni mattina non è la stessa cosa.

La seconda è quella dei cani da caccia tenuti in muta, diffusa in Toscana e in Umbria. Anche lì i cani vivevano in gruppo, ma erano selezionati per andare d'accordo fra loro e i soggetti che litigavano venivano tolti. Questo è vero ancora oggi: non tutti i cani sono adatti a stare in gruppo, e nessun addestramento cambia del tutto un carattere.

La terza è quella del cane di paese, che girava libero e tornava a casa la sera. Aveva molta compagnia e molta libertà. Non si può copiare, e non perché fosse sbagliata, ma perché il traffico di oggi non lo permette.

La ricerca aiuta a mettere ordine. Stephen e Ledger, in uno studio pubblicato su Physiology and Behavior nel 2006, hanno misurato il cortisolo, cioè l'ormone che sale quando il corpo è sotto sforzo, nei cani portati in canile: sale molto nei primi giorni e poi scende, ma non in tutti i soggetti allo stesso modo. Rehn e Keeling, su Applied Animal Behaviour Science nel 2011, hanno visto che i cani lasciati soli per quattro ore salutano il proprietario in modo più intenso di quelli lasciati soli per due: la durata della solitudine conta.

Tradizione e ricerca si danno ragione su un punto: il gruppo stabile funziona, quello che cambia ogni giorno pesa, e un asilo per cani va giudicato prima di tutto da lì. Se hai un cucciolo, aiuta sapere come si fa socializzare senza esagerare.

Come si sceglie un asilo per cani, un passo alla volta

Ecco i gesti concreti, nell'ordine in cui conviene farli.

  • Vai a vedere il posto senza il cane, in un giorno qualunque. Guarda quanti cani ci sono per ogni persona che lavora e quanto spazio hanno.
  • Chiedi come sono divisi i gruppi. Per taglia, per età, per carattere: se la risposta è che stanno tutti insieme, quella struttura non fa per un cane timido.
  • Chiedi dove dormono. Un cane ha bisogno di ore tranquille anche di giorno, e un asilo per cani senza una zona di riposo è un posto dove si sta svegli otto ore.
  • Comincia con mezza giornata, due volte a settimana. Non con il lunedì intero: la prima settimana serve a capire, non a risolvere.
  • Guarda il cane la sera, per un mese. Se dorme bene, mangia normale e a casa è tranquillo, va bene. Se beve molto, è irritabile o si nasconde, no.
  • Guarda il cane in passeggiata. Un cane che comincia ad abbaiare a tutti i cani che incontra ti sta dicendo che nel gruppo qualcosa non va.
  • Chiedi che cosa fanno quando due cani litigano. La risposta ti dice più di qualunque brochure.
  • Se il cane ha più di otto anni, ha problemi alle articolazioni o è stato male, parlane prima con il veterinario.

Per capire se un asilo per cani è la scelta giusta serve almeno un mese. Le prime due settimane sono sempre confuse, perché tutto è nuovo. Dalla terza in poi il comportamento a casa diventa un dato affidabile.

Lo stesso ragionamento vale anche per altre situazioni

Il criterio non riguarda solo questa scelta.

Vale per la pensione durante le vacanze. Anche lì la domanda è la stessa: com'è composto il gruppo, quante ore di riposo ci sono, chi c'è quando succede qualcosa.

Vale per il dog sitter che porta fuori più cani insieme. Tre cani sconosciuti al guinzaglio della stessa persona sono un gruppo, e valgono le stesse regole di un asilo per cani.

Vale infine per i cani anziani, che spesso hanno bisogno del contrario: meno cani, meno rumore, più sonno. Un cane di dieci anni che a sei stava benissimo in gruppo può non starci più bene, e non è un peggioramento del carattere: è l'età.

Ripercorriamo la strada. Il cane vive con noi da almeno quattordicimila anni, come mostra la sepoltura di Bonn-Oberkassel, e per quasi tutto quel tempo ci è stato accanto tutto il giorno.

Dei tre luoghi comuni iniziali, il primo va allargato: non riguarda solo chi lavora fuori, ma chiunque abbia un cane che passa troppe ore da solo. Il secondo va corretto, perché la stanchezza non è serenità e le due cose si distinguono guardando il cane dopo qualche settimana. Il terzo cade: il gruppo educa solo se è stabile e composto bene.

Le applicazioni contano i passi e mandano foto, e questo aiuta a vedere se il cane si ferma mai. Non sanno però distinguere il gioco dalla paura. I pastori abruzzesi e i cacciatori toscani tenevano gruppi stabili e sceglievano i soggetti, e la ricerca conferma che la stabilità conta.

I passi da fare sono otto e chiedono un mese di osservazione. Un asilo per cani buono si riconosce a casa, la sera, non nelle fotografie del pomeriggio.